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Ultra-statalismo contro liberismo: crescita e miseria a confronto

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L’accordo economico cinese con i 14 paesi del sud est asiatico ci insegna che sostanzialmente possiamo stabilire che l’ultra-statalismo vince a mani masse sul libero mercato.

Il libero mercato è di fatto la legge del più forte, ed economicamente non c’è soggetto più forte di una stato che può generare ricchezza in maniera infinita e dal nulla grazie al supporto della sua banca centrale sotto il controllo statale. Qual è l’unico modo che i paesi occidentali hanno per competere con l’ultra statalismo? Il liberismo.

Che è di fatto uno “statalismo privato” dove lo stato ha abdicato i suoi poteri in favore dei grandi gruppi multinazionali e dell’alta finanza, diventandone subalterno, dove le leggi sono fatte ad uso e consumo dei super ricchi, dove le lobby decidono vita, morte e miracoli della classe media, dove persino la banca centrale diventa un ente privato che decide autonomamente il destino dei popoli.

Ma non essendoci un garante di ultima istanza nel liberismo, i “costi” vengono scaricati sulle classi subalterne, tramite la svalutazione dei salari, la limitazione dei consumi, la delocalizzazione, l’immigrazione incontrollata, la disoccupazione e tutti quegli altri stratagemmi che drenano risorse dal popolo per accentrare nelle poche mani di chi detiene il potere.

Queste sono le fondamenta del nuovo millennio, dove i popoli sono carne da macello da sacrificare all’altare del profitto e della competitività.

di R.I.

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