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Uefa e Milan, quando la finanza uccide il calcio

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La recente notizia trapelata che paventa l’esclusione dell’ A.C. Milan dalla prossima edizione di Europa League fa riflettere sul potere acquisito dalla finanza nel calcio e le conseguenze catastrofiche per esso.

Bisogna fin da subito dire che chi crede che la Uefa si sia accanita nei confronti del Milan è completamente fuori strada.

Il comunicato Uefa che può condannare il Milan

Il comunicato ufficiale pubblicato dall’Uefa non ha spiegato bene le motivazioni che hanno portato il massimo organo sportivo europeo a non concedere il settlement agreement alla società rossonera. Una decisione senza precedenti che potrà avere serissime ripercussioni per la società rossonera, al centro di una rinnovata attenzione mediatica dalla scorsa estate. I critici rispetto a questa decisione sostengono che l’Uefa dovrebbe fare riferimento solamente alla situazione della società, che ha un’ esposizione debitoria sicuramente inferiore ad altre realtà a cui è stato invece concesso il settlement agreement.

Vero. Dicono anche che la garanzia si chiama Elliot, l’hedge fund che ha una potenza finanziaria non indifferente.

Vero. I problemi sono altri però, ovvero che ad oggi Elliot non è proprietario del Milan e quindi la Uefa giuridicamente non può prenderla in considerazione, e l’inconsistenza palese della proprietà cinese, rappresentata da un misterioso imprenditore che, a quanto pare, non ha un patrimonio chiaro, verificato, e soprattutto ampio. Non si può non parlare poi delle fantomatiche proposte sul rifinanziamento, da mesi sulla scrivania di Yonghong Li che ancora non ha preso una decisione (che forse mai prenderà) .

Gli errori di una proprietà inesistente

Molto probabilmente la proprietà, essendo sicura di ottenere il settlement, pensava di vivacchiare fino ad ottobre per poi passare la mano a Elliot, e le voci che vedono l’hedge fund con più di un piede e mezzo nel Milan si sprecano. Questa decisione quindi ha scombinato i piani di Marco Fassone, amministratore delegato della società, e delle presidenza cinese rappresentata da Han Li e Yonghong Li. Le domande sorte in seno all’Uefa sono le seguenti: qual è la vera catena di comando finanziaria in questa proprietà?

La questione rifinanziamento verrà affrontata seriamente? Se la proprietà passasse a Elliot l’hedge fund manterrà la società nel suo portfolio mantenendo la continuità strutturale aziendale o verrà rivenduta (eventualità molto probabile vista la natura stessa di qualsiasi hedge fund) a un’altra figura? Tornando alla questione rifinanziamento la situazione è questa: tutti e due i debiti, sia quello del Milan che quello di Yonghong Li, viaggiano in parallelo ma sono un ostacolo una con l’altro, poiché se il problema fosse solo la quota che si riferisce alla società rossonera, non sarebbe così difficile poter ottenere un rifinanziamento a lungo termine anche a tassi d’interessi più vantaggiosi rispetto a quelli che ci sono nei confronti di Elliot.

Quello che blocca il tutto e che fa sorgere più di una domanda sulla effettiva presenza di proposte è la situazione del proprietario dell’A.C. Milan, che non offre abbastanza garanzie per poterle ottenere, sul quale in questi mesi si sono susseguite inchieste su inchieste di firme autorevoli del giornalismo italiano. Tutto questo si va ad aggiungere con le perdite in bilancio accumulate negli anni precedenti, per la precisione nel periodo 2014 – 2017, dalla precedente proprietà, colpevole di scelte economico sportive a dir poco masochiste.

La deriva di un calcio finanziario

Il danno di immagine sarà inevitabile e questo il Milan non lo merita sicuramente, le parole di Fassone non sono state convincenti, la storia del

“non me l’aspettavo, ci sono rimasto male”

si possono dire per una verifica di storia andata male a scuola, per una fidanzata che ti lascia senza motivazione, non sicuramente per una questione del genere, che fa ritrovare il Milan invischiato in problemi che potrebbero portare al blocco del mercato, alla limitazione della rosa e nel quadro peggiore, ma a questo punto non più remoto, una esclusione dalle coppe. Sarebbe bastato forse presentare un piano di rientro serio e avere finalmente chiarezza sul rifinanziamento, invece si è preferito presentare nel 2017 la fantascientifica raccolta di sponsor in Oriente di Milan China che fino ad ora ha portato magri risultati.

Qualcuno ha sbagliato e qualcuno dovrà pagare, ma una squadra come quella rossonera e i suoi tifosi non si meritano tutto questo. La situazione della società rossonera è l’esempio della brutta piega cui il calcio moderno sta incorrendo. In maniera analoga alla società, il mondo del calcio è infatti rimasto intrappolato nei grandi dogmi della moderna globalizzazione. Distruzione delle frontiere,  e annullamento dei valori sacri dello sport.

di Stefano Marongiu

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