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Tensione con la Francia: il PD si inginocchia a Macron

Nelle ultime ore si sta consumando una guerra diplomatica tra Italia e Francia, culminata con il richiamo in patria dell’Ambasciatore francese in missione a Roma. 

In realtà il feeling tra il nuovo esecutivo italiano e il Presidente Emmanuel Macron non è mai sbocciato e non sarebbe mai potuto sbocciare. Troppe le divergenze ideologiche, che, con le imminenti elezioni europee, non avrebbero potuto non portare ad uno scontro anche frontale.

La Francia fa la vittima

La narrativa francese porta, ovviamente acqua al suo mulino, e descrive il richiamo dell’Ambasciatore Christian Masset come gesto dettato da un’esasperazione rispetto al presunto comportamento scorretto italiano.

Il nostro Paese ha subìto per diversi mesi accuse ripetute, attacchi e pretese infondate. Si tratta di un fatto senza precedenti dalla fine della guerra. Avere disaccordi è una cosa, sfruttarli a fini elettorali è un’altra. Il comportamento dell’Italia vìola il rispetto che deve esistere tra governi democraticamente e liberamente eletti

Questa la motivazione ufficiale usata dalla Francia.

Dalla “lebbra” agli sconfinamenti della gendarmeria, tutte le colpe di Macron

Non c’è però bisogno di un grande intuito analitico per capire come questa visione della vicenda sia un tantino partigiana e parziale. Basterebbe ricordare come, senza apparente motivo, Emmanuel Macron descrisse il “populismo” crescente come la “lebbra” d’Europa, con un chiaro riferimento al neonato Governo italiano. Sarebbe poi sufficiente riportare alla memoria quello squallido fotogramma ritraente la gendarmeria francese nell’atto di scaricare come merce avariata in territorio italiano alcuni richiedenti asilo. Sarebbe infine opportuno sfogliare i quotidiani di qualche settimana fa per rammentare i recenti accordi bilaterali voluti da Macron con la Germania, in sfregio al principio di solidarietà europea.

Uno dei tanti sconfinamenti illegali della polizia francese in territorio italiano.

 

Insomma il ruolo francese è stato tutto fuorché quello della vittima che vorrebbe far apparire. Anzi, è addirittura ancora più semplice scovare tracce dell’arroganza transalpina ben prima dell’insediamento dell’attuale Governo. Dai traffici criminali di Nicolas Sarkozy in Libia, al vizietto evergreen della gendarmeria di fare escursioni in territorio italiano, finanche i vergognosi respingimenti al confine con Ventimiglia.

In Italia c’è chi ha il coraggio di prostrarsi a Macron

La lettera del capogruppo del PD all’Ambasciatore francese

Eppure, nonostante questo coacervo di presunzione, arroganza e razzismo, c’è chi, in Italia, ha il coraggio di parteggiare apertamente per la Francia di Macron. Il capogruppo al Senato del Partito Democratico, Andrea Marcucci, ha infatti scritto una lettera indirizzata all’Ambasciatore francese in cui si esprime distanza dagli “attacchi pretestuosi” dei membri del Governo.

Più che una lettera, sembra un testamento politico, considerato l’harakiri elettorale che produrrà tale genuflessione ad un personaggio, Macron, che riesce ad attirare l’antipatia in maniera trasversale. Non a caso, la stessa Lucia Annunziata ha scritto un editoriale criticando aspramente l’operato di Parigi.

Sulla scia di questo annuncio mortuario dell’opposizione si inserisce anche la scelta, scellerata, di apporre la bandierina francese, al fianco di quella italiana, nell’account ufficiale Twitter del Partito.

Il Rettore Ajani sfregia la memoria di Pietro Micca

Nel bestiario dei sottomessi a Parigi un posto d’onore va sicuramente riservato al (Magnifico?) Rettore dell’Università degli Studi di Torino, Gianmaria Ajani, che ha pensato bene di issare (manco fosse una nave) la bandiera francese fuori dall’ateneo al fianco di quella italiana, augurandosi addirittura che tutta la città di Torino si “possa tappezzare di bandiere francesi.

Una richiesta grottesca, ma soprattutto antistorica, per una città che vanta tra i suoi simboli l’eroe Pietro Micca, martire, proprio, di quell’imperialismo francese duro a morire.

Di Gabriele Tebaldi

Gabriele Tebaldi
Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

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