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Storica pace tra Etiopia ed Eritrea, ma l’Italia è (ancora una volta) assente

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Sembra essere giunto al termine il sanguinoso conflitto nel Corno d’Africa tra Etiopia ed Eritrea. Una guerra incominciata nel 1998 e da allora mai effettivamente terminata che, tra le conseguenze, ha comportato un ingente esodo di profughi diretti verso l’Europa e l’Italia in particolare. 

Con l’arrivo al potere del nuovo premier etiope Abiy Ahmed nella scorsa Primavera, la strada verso una conciliazione è sembrata subito in discesa. Così dopo i segnali positivi giunti già in estate, ecco l’annuncio ufficiale secondo cui nei prossimi giorni i rispettivi Presidenti firmeranno un accordo. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa Isaias Afwerki, Presidente eritreo, e Abiy Ahmed sono giunti da poche ore a Jeddah, in Arabia Saudita, dove, ospiti del principe ereditario Mohamed Bin Salman, si appresteranno a concludere il tanto attesa negoziato.

Resta invero un mistero la completa assenza dell’Italia all’interno di questo storico passaggio. L’influenza italiana nella regione del Corno d’Africa, nonostante il passato coloniale, è letteralmente sparita. Oltre ad un mero significato simbolico, esistono anche ragioni materiali e concrete che avrebbero dovuto far recitare all’Italia il ruolo da protagonista di questa cruciale mediazione.

Il 13% dei migranti che annualmente sbarcano in Italia è di nazionalità eritrea. Non è dunque comprensibile il silenzio di Roma in tal senso, in un momento in cui la questione migratoria è in cima all’agenda dell’esecutivo italiano.

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Di Gabriele Tebaldi

Gabriele Tebaldi
Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

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