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“Soros uomo dell’anno”, il Financial Times la fa fuori dal vaso

Il Financial Times ha scelto George Soros come personaggio più rappresentativo dell’anno appena trascorso. Si tratta di una provocazione a tutti gli effetti, considerate le azioni di dubbia utilità conseguite dal noto speculatore ungherese.

Lo scorso 19 dicembre il giornale finanziario britannico ha scelto il suo uomo dell’anno. Una scelta discutibile che non poteva che scatenare polemiche. Incoronare George Soros in questo particolare momento storico assume infatti i tratti del “campismo” più sfacciato.

Il giornale londinese dei ricchi

Il Financial Times è il giornale della upper class londinese, quella che occupa gli uffici della City di Londra e poco ha a che fare con l’economia reale, nonché i problemi sociali del mondo. La partigianeria è una caratteristica che affligge spesso questo giornale, schieratosi apertamente contro la Brexit e preannunciando, prima del voto del 2016, scenari catastrofici in caso di uscita dall’Unione europea. L’economia britannica del dopo Brexit, invece, vola, sbugiardando cosi il terrorismo mediatico del giornale finanziario.

Lo stesso quotidiano aveva poi rivolto l’attenzione all’Italia, mettendo in guardia il paese dai nuovi “barbari”, cosi chiamava le forze politiche (Lega e Movimento 5 Stelle) che avevano vinto le elezioni di marzo. Insomma la redazione del Financial Time sembra essere percorsa da una viscerale demofobia.

Soros, uno squallido speculatore

Forse è proprio per questo che, senza vergogna, il FT sostiene che Soros sia:

Soros in compagnia di Hillary Clinton

“un difensore della democrazia liberale e di una società aperta. Sono le idee che hanno trionfato durante la Guerra Fredda. Oggi sono sotto attacco da tutti i lati, dalla Russia di Vladimir Putin all’America di Donald Trump”.

Stupisce che redattori ed analisti considerati tra i più esperti al mondo, come quelli del FT, non colgano l’interesse prettamente materiale di uno speculatore come Soros per un mondo “libero e aperto”. Non dovrebbe essere difficile comprendere che chi esercita l’attività di speculazione finanziaria si auspichi un mondo senza ostacoli statuali, dazi e barriere. La speculazione può avere successo solo in una “società aperta”, dove gli Stati nazionali assecondano ogni fluttuazione economica senza ostacolarla.

Invece il FT, non cogliendo il mero interesse materiale dietro la strategia di Soros, ne santifica l’operato, tracciando il ritratto dell’uomo simbolo della lotta contro il ritorno dei nazionalismi.

 

Di Gabriele Tebaldi

Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

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