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Sky e il bluff democratico

Rupert Murdoch

Il notiziario dell’emittente di Murdoch tira l’ennesimo schiaffo all’imparzialità dell’informazione, ingabbiando il concetto di democrazia in presa diretta, dopo secoli di dibattiti. Naturalmente, con criteri del tutto arbitrari.

 

Capita sovente di imbattersi in sirene allarmanti, con le quali editori, direttori e giornalisti vari esternano la propria preoccupazione per una libertà d’informazione sempre più decrescente all’interno del nostro paese. Nulla da obiettare sulla legittimità di questo stato d’animo, per carità. Tuttavia, risulta sorprendente riscontrare come gli stessi organi d’informazione, per via di consapevoli strategie editoriali e di una ormai cristallizzata egemonia culturale interna, siano la principale causa dei loro stessi timori. Insomma, ci troviamo di fronte ad un cervellotico e subdolo bluff mediatico.

 

La cartina di Sky

Prendiamo in esame un caso esemplare. Un paio di giorni fa SkyTg 24, l’autorevole megafono di Murdoch, durante una delle sue dirette, ha proposto una cartina politica del nostro pianeta con l’obiettivo di fornire una panoramica sintetica sulla natura più o meno democratica dei vari stati. A tre diverse sfumature cromatiche, corrisponderebbero tre differenti gradi di aderenza ai canoni più tradizionali di questo sistema: in verde i paesi democratici, in giallo quelli parzialmente democratici ed infine, in blu, gli stati non democratici ed evidentemente ritenuti alla stregua di regimi totalitari. Una mappa i cui criteri sembrano caratterizzati da una notevole arbitrarietà ed il cui carattere scientifico suscita un certo stupore; se non altro per il fatto che, per democrazia, non si intende né una forma di stato (monarchia o repubblica), né una forma di governo (parlamentare, presidenziale, semipresidenziale ecc.), bensì un sistema di esercizio della sovranità popolare, che nella storia ha sviluppato diverse forme di applicazione e che non ha mai trovato una definizione univoca o definitiva.

Basti pensare alla recente evoluzione dei liberali contemporanei.  I solerti ed autoproclamati guardiani del suddetto sistema, dopo aver dispensato per decenni lezioni sui principi democratici (quali libertà, tolleranza, pluralismo), in questo periodo avaro di soddisfazioni elettorali, hanno scoperto il fascino di strumenti come la censura delle supposte fake news o il voto ponderato. Un dettaglio sufficiente per evidenziare la dimensione aleatoria che caratterizza i tentativi di ingabbiare il concetto di democrazia.

Il risultato di una curiosa ricerca diffuso dall’emittente di Murdoch.

Incoerenze democratiche

Il Sud Africa ultragarantista, in cui vige un regime di apartheid di senso opposto all’originale ed in cui si emenda la costituzione per espropriare -senza indennizzo- i bianchi dei propri terreni agricoli, viene contrapposta alla Russia, dove, nonostante un potere centrale fortemente sedimentato, si svolgono libere elezioni. Alle quali, perdipiù, partecipano le più svariate forze di opposizione.

E come non soffermarsi sulla mefistofelica Siria? L’unico esempio di laicità costituzionalmente garantita in Medio Oriente infatti, stona decisamente al cospetto della democrazia israeliana (ammantata di un verde speranza, che si fatica a distinguere solo a causa delle sue piccole dimensioni), in cui i diritti civili e politici, alla stregua delle tanto vituperate teocrazie islamiche, vengono pienamente concessi solo ad una precisa comunità confessionale. E di preciso, cosa conferirebbe un grado intermedio alla Turchia del sultano Erdogan? Quello stato in cui due capisaldi di ogni democrazia che si rispetti, come la partecipazione collettiva al dibattito politico e la tolleranza del dissenso, sono garantiti da forme di repressione che si traducono nella reclusione degli esponenti della stampa ostile al presidente.

 

I criteri “scientifici”

Un caso di indottrinamento allo stato grezzo, in cui gli unici parametri scientifici sembrano essere le alleanze geopolitiche ed i soliti arroganti valori progressisti occidentali, incentrati su un atavico complesso di superiorità.

Viene quasi da sbigottirsi di fronte all’eversiva Ungheria dei muri e all’Italia grillo-leghista con i porti sigillati, ancora pitturate di verde. Oppure di fronte al pastello blu utilizzato per l’Arabia Saudita, partner commerciale così dirimente per quasi tutto lo scacchiere atlantico, da trasformare il principe Bin Salaman in un riformista illuminato.

Di Filippo Klement

Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

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