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Amadeus, l’infelice in tv

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Amadeus.

Parliamone. Amadeus quando lo vedi presentare un programma non sembra mai felice. È teso, concentrato. È teso come quelli che non ammettono di essere tesi e anzi ti dicono che quello teso sei tu.

Ma si vede che non si diverte.

Si vede che dentro di lui si è spezzato qualcosa tanti anni fa. Se riguardiamo i suoi video degli anni Novanta, al Festivalbar, sembra un altro: è allegro, un po’ cazzone, un dj di provincia miracolato dalla televisione.

Oggi è un dj di provincia invecchiato male,

come invecchiano male tutti quei corpi che non invecchiano davvero, un signore di quasi sessant’anni nel corpo di un ex-giovane giocatore di pallacanestro. È un professionista nel senso più angoscioso della parola, un uomo che si è fuso col suo Beruf, timbra il cartellino e ti porta a casa una, due, tre, quattro ore di diretta senza un guizzo, in pilota automatico, lasciandosi guidare dal flusso catodico. Poi ogni tanto fissa la telecamera col suo sguardo da pazzo come a chiedere aiuto.

Cosa ti è successo Amadeus? Forse questi trent’anni di giochi, di preserali, di programmi tutti uguali ti hanno svuotato. Forse non hai mai trovato nel mondo dello spettacolo un contesto umano e professionale con cui essere in sintonia, e alle feste sfarzose hai presto cominciato a preferire la tua provincia: ti sei trovato solo, a vivere una vita non tua.

Hai la timidezza paradossale delle persone troppo alte, che si sentono sempre di troppo e vorrebbero farsi piccole.

E alla fine a furia di fare profilo basso ti è toccato il più grande degli onori, come capita talvolta a chi primeggia nell’essere trasparente, ed eccoti catapultato sulla scena dell’Ariston, a raccogliere sfide troppo grandi per te, a sostenere il peso di responsabilità estetiche e politiche per cui non eri nato. A subire critiche feroci che non capisci. Ed io già ti vedo su quel palco, cinque, dieci, venticinque ore tutte professionalissime, senza un guizzo, col tuo sorriso tirato dallo sforzo di tutti i muscoli del corpo all’unisono, e il tuo sguardo da pazzo come a chiedere aiuto, tiraremi fuori, non capite? Sono qui, da trent’anni, chiuso dentro Amadeus.

Fonte/satira
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