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Salvini, gli Hezbollah e i veri terroristi di Strasburgo

C’è una linea sottile, a tratti invisibile, che lega la visita del vicepremier italiano Matteo Salvini in Israele, e le sue dichiarazioni sugli Hezbollah, con l’attentato di Strasburgo.

Lungo questa linea ideale che collega Medio Oriente ed Europa ci sono tutti gli errori di una classe politica, sulle cui spalle pesa l’incapacità di saper leggere e interpretare la geopolitica mediorientale nell’ottica di curare l’interesse prima nazionale e poi europeo.

Look hollywoodiano e abbracci con i militari, il viaggio di Salvini in Israele

Perchè la visita di un Ministro dell’Interno italiano in Israele dovrebbe essere collegata ad un attentato in Europa? In realtà la risposta non è così difficile come sembrerebbe. Proviamo a ricostruirla. Nella giornata di ieri il vicepremier Matteo Salvini si è recato, per la prima volta in visita ufficiale in Israele, dove ha incontrato il primo Ministro Benjamin Netanyahu. Oltre a questo, Salvini ha avuto modo, con il supporto dell’aviazione israeliana, di effettuare un giro del territorio in elicottero.

Un tour aereo costruito ad hoc da Tel Aviv per mostrare a Salvini quelli che sono ritenuti segnali concreti di una minaccia esterna. Si tratta nello specifico di tunnel al confine con il Libano, attribuiti al movimento libanese di Hezbollah. Con tutta probabilità si tratta dei cunicoli utilizzati dagli stessi durante l’ultimo conflitto con Israele, risalente al 2006. Salvini ha voluto immortalare questo tour con scatti trionfanti a fianco di militari e bandiere israeliane al vento. Il tutto condito da un look molto hollywoodiano: cappellino da baseball, giaccavento e borsone. Nel suo tweet di commiato il vicepremier italiano ha infine voluto rimarcare la sua vicinanza a Israele contro “i terroristi di Hezbollah”. Bene.

Gli Hezbollah in prima linea contro l’Isis dal 2011

La stessa sera, quasi come punizione divina, a Strasburgo, un terrorista, al grido di “Allah Akhbar”, ha aperto fuoco ad un mercatino di Natale, uccidendo tre persone e ferendone molte di più (tra questi un giornalista italiano, ora in coma). Come sembrerebbe emergere dalle indagini preliminari, il terrorista, se non un affiliato, sarebbe un “simpatizzante” dell’Isis, al secolo Stato Islamico. Ed è qua che casca l’asino (Salvini). Perché questo cancro jihadista, nato in Iraq, proliferato nella Siria anti Assad e infine diffusosi in cellule europee, ha avuto negli ultimi sette anni un fiero e valoroso avversario. Proprio gli Hezbollah libanesi.

 

Un avamposto Hezbollah in Siria

Tale movimento, presente in Siria dal 2011 in supporto al Governo di Bashar al Assad, ha concesso a Damasco aiuti ingenti in termini di soldati, mezzi e logistica. “Hezbollah ha svolto un ruolo importante per riequilibrare le sorti del conflitto in atto in Siria e non è eccessivo sostenere che abbia determinato un capovolgimento dei rapporti di forze”, scrivono Stefano Fabei e Fabio Polese nel libro Il Partito di Dio. Inoltre, secondo gli Occhi della Guerra, nel conflitto contro l’Isis, Hezbollah avrebbe perso oltre 1.600 uomini. Insomma questo movimento, che occorre sottolineare fa parte stabilmente dell’Assemblea nazionale libanese, combatte tuttora contro chi ci porta il terrorismo in casa. E se, come la logica vorrebbe, il nemico del mio nemico è mio amico, c’è qualcuno che ha fatto un errore non da poco.

L’Europa in Medio Oriente ha sbagliato tutto

Risulta, quindi, quasi scontato notare come l’accostamento fatto da Salvini sugli Hezbollah non sia solo fuori luogo, ma sia anche falso storicamente. Tale accomunamento, tra Hezbollah e terrorismo, risale all’attentato del 1983 a Beirut, in cui un camion bomba uccise oltre 200 soldati americani. La narrativa dominante associa quell’evento a Hezbollah, nonostante il movimento sciita non fosse ancora nato, avendo visto la luce solo nel 1985. Occorre poi ribadire che quelli che Israele chiama attentati terroristici, in riferimento alle azioni di Hezbollah, possono essere in realtà letti come semplice guerriglia difensiva a fronte dello strapotere tecnologico e militare di Tel Aviv. In aggiunta a questo, Hezbollah non è mai stato responsabile di attacchi e presunti tali verso l’Europa o qualunque altra nazione occidentale.

Quello di Salvini è stato dunque un harakiri geopolitico, anche se il vicepremier italiano si trova in questo in buona compagnia. È dal 1991 che l’Europa persegue in Medio Oriente una politica alquanto discutibile se non addirittura anti europea. L’uccisione di Saddam Hussein prima e la destabilizzazione della Siria dopo, hanno creato gli ingredienti perfetti per la nascita dell’Isis.

L’abbattimento di Saddam, ma a che prezzo?

Un’azione incomprensibile quanto imperterrita, con rinnovamenti annuali delle sanzioni contro Damasco da parte della stessa Unione europea. E così quel che restava della Siria, insieme a Hezbollah, si sono trovati a combattere una guerra parallela. Da una parte contro l’Isis, dall’altra contro l’occidente. Una situazione paradossale che va contro il più basilare buonsenso e istinto di sopravvivenza che dovrebbe avere uno Stato e un continente. Un paradosso che a Strasburgo si è svelato nella sua insensatezza.

Di Gabriele Tebaldi

Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

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