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Rischiamo una razzia immobiliare in pieno stile greco?

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Aumenta in modo vertiginoso il numero delle case all’asta nel nostro paese. Un altro effetto collaterale della pandemia, che senza le adeguate contromisure rischia fare da apripista ad una razzia immobiliare in pieno stile greco.

di Antonio Di Siena

Secondo i dati SOGEEA in Italia, in soli sei mesi, l’incremento è stato del 63,5%. Un dato che cresce paurosamente al Sud (+113%) e sulle isole (+284%). Gli immobili pignorati sono migliaia (più di tremila nel solo Mezzogiorno), nella stragrande maggioranza dei casi (89%) di proprietà di persone dal reddito medio-basso.

La causa, manco a dirlo, è ovviamente la pandemia. Famiglie rimaste senza lavoro, abbandonate dallo Stato alla mercé delle banche. Uno scenario alla greca paese in cui – a seguito della riforma della legge “Katseli”, la norma che disponeva l’impignorabilità della prima casa – nel solo 2018/19 le banche hanno acquistato all’asta 25mila appartamenti (spesso rivenduti a fondi immobiliari stranieri).

Per scongiurare il ripetersi di quel dramma sociale – che ha visto, nella sola Atene, quadruplicati in pochi anni i senza tetto (40mila nel 2016) e mezzo milione di greci vivere in condizioni di estrema precarietà abitativa – il governo italiano ha il dovere etico (oltre che politico) di disporre per legge la piena e totale non pignorabilità della prima casa e impedire alle banche l’azione esecutiva.

Al contempo istituire un vero fondo di garanzia per tutti i soggetti morosi in difficoltà a causa della pandemia. Senza eccezioni. Diversamente, anche alla luce delle nuove disposizioni in materia di default finanziario, uno Stato ostaggio delle regole europee e da troppo tempo piegato agli interessi della finanza internazionale condannerà i suoi cittadini ad andare a vivere in macchina.

Sempre che non gli portino via anche quella.

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