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Restiamo umani… a casa nostra

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Lo slogan tascabile e comodamente riciclato in ogni dibattito migratorio mette di fronte ad un particolare curioso: è utilizzato dagli stessi che hanno spesso osannato i massacri in casa altrui.

 

In questa nuova dicotomia tra gli hooligan di Matteo Salvini e i legionari della capitanA Carola, che ben rappresenta l’involuzione delle icone e del dibattito politico nell’era postideologica, non si può certo omettere un particolare che  lascia piuttosto di stucco.

Si allude cioè, al fatto che coloro i quali ci ammorbano con il sempreverde slogan “restiamo umani“, nella maggior parte dei casi, finiscono paradossalmente per coincidere con gli stessi che non esitarono a benedire i bombardamenti – sempre in nome della democrazia, del progresso, dei ribelli “idealisti” e della liberazione dal dittatore di turno – contro ogni sorta di paese non allineato al modello di sviluppo occidentale: Jugoslavia, Iraq, Libia, Siria. Una strana forma di solidarietà, che, oltre alla prolungata instabilità politica ed alla proliferazione di interlocutori più violenti e totalitari dei predecessori (ammesso che tutti i predecessori lo fossero), ha causato milioni di morti e milioni di sfollati; alimentando inoltre, come logica conseguenza, il problema già di difficile gestione dei flussi migratori.

Invocheranno umanità anche verso il popolo iraniano?

Ora, dato che i sostenitori di tesi simili alla summenzionata vengono accusati spesso di rinfacciare esclusivamente errori del passato, senza offrire alcuna riflessione utile per l’avvenire, cambiamo prospettiva: vi aspettiamo al varco. Nel remoto caso in cui gli USA dovessero decidere di ingaggiare, contro l’Iran, l’ennesimo conflitto criminale in terra straniera (scenario fortunatamente improbabile, essendo Donald uno che spara sì molte fesserie, ma anche tanti missili in meno di altri inquilini della casa bianca), la curiosità di osservare il coefficiente di coerenza alla base del vostro slogan sarà palpabile.

Ecco, se doveste dare l’ennesimo benestare ad una sicura epidemia di vittime innocenti, profughi e famiglie spezzate, giustificando il tutto con amenità come le restrizioni incontrate dalle donne nell’accesso agli stadi, non vi sarà più concesso pronunciare la formula magica senza incorrere in sfottò ed ingiurie di ogni risma. Neanche se questa dovesse servirvi per osannare il nobile gesto di chi ha tenuto a mollo per due settimane 42 disperati; neanche se dovesse servirvi per camuffare un’azione di evidente provocazione politica, nella solita ed ormai poco credibile operazione umanitaria.

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Di Filippo Klement

Filippo Klement
Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

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