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Relotius, Jewberg e gli strafalcioni dei cacciatori di fake news

Il reporter di Der Spiegel mentre ritira uno dei suoi numerosi premi.

Prima il reporter truffatore, poi un  profilo falso presentato come autorevole analista militare: il 2018 ha evidenziato il complicato rapporto tra le fake news e chi le voleva combattere.

Pochi giorni fa abbiamo riportato gli ultimi aggiornamenti sul tragicomico caso di Claas Relotius: il pluridecorato reporter rampante made in Germany, che inscenava finti scoop sulle tematiche più sensibili della geopolitica contemporanea (talvolta, utilizzati come escamotage per delle vere e proprie truffe). Un personaggio ritenuto attendibile dalle più qualificate testate internazionali nel corso degli ultimi anni, tanto da essere insignito di prestigiosi premi e riconoscimenti sia in patria, che all’estero. Uno per cui persino la CNN si è scomodata non poco, nominandolo giornalista dell’anno nel 2014.

Non dobbiamo dimenticarci però, che il 2018 ha fatto registrare anche lo smascheramento di David Jewberg. Colui il quale veniva accreditato come esperto di relazioni internazionali, nonché sopraffino analista militare, in realtà, non era nient’altro se non un profilo fake utilizzato come punto di riferimento da molti siti di opinione ucraini, al fine di fornire una narrazione antirussa; o almeno, una narrazione che potesse essere presentata in modo autorevole, grazie all’impressionante curriculum fittizio del diplomatico immaginario.

Questi due casi sono figli del medesimo triste fenomeno, che apre la strada ad un’obbligatoria riflessione sullo stato di salute del mondo dell’informazione “qualificata”. Ciò che risulta evidente purtroppo, è l’opportunismo di tutto quell’apparato mediatico che, dopo essersi autoproclamato unico depositario della realtà, ha iniziato a condurre una costante crociata contro le fake news: una caccia alle streghe pretestuosa, la quale cela il ben più preciso intento di screditare tutte le fonti (indipendentemente dalla loro qualità) in possesso della controinformazione. Viene da chiedersi come mai, di fronte a due cialtroni di simili proporzioni, non siano state svolte accurate indagini preliminari per verificarne la credibilità. Ricerche nelle quali, sarebbe bastata metà della solerzia messa in campo per mistificare Marcello Foa: un professionista esperto, rispettabile e con la schiena dritta, che ha avuto il solo difetto di possedere un retroterra culturale bollato come inadeguato dal clero mainstream.

Di fronte a professionisti così sprovveduti -o più semplicemente scorretti- da affidarsi a bugiardi e truffatori pur di avvalorare la loro narrazione, non c’è da meravigliarsi della coraggiosa scelta operata da Carlo Freccero. Anzi, al neodirettore di Rai 2 va il nostro plauso, per aver deciso di concedere un meritatissimo spazio a quel sottobosco dell’informazione rimasto oscurato per troppo tempo; mentre i sedicenti scienziati del settore si impegnavano a distruggere la credibilità di un’intera categoria professionale.

Di Filippo Klement

Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

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