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Recovery Fund, destino europeo e elezioni americane: intervista a Daniele Scalea

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Oltre alla ormai nota emergenza sanitaria, il Coronavirus ha innescato una serie di effetti collaterali che si stanno ripercuotendo tanto a livello economico, quanto politico e diplomatico. Ne abbiamo parlato con Daniele Scalea, presidente del Centro Studi Machiavelli, nonché noto esperto di geopolitica e meccanismi internazionali.

 

1)  Iniziamo dall’argomento più dibattuto delle ultime due settimane: l’ufficializzazione del Recovery Fund. Se da una parte il governo (assieme alla quasi totalità dei media) ha accolto il risultato in maniera trionfale, dall’altra gli euroscettici continuano a temere un possibile “cavallo di troika”. A suo avviso qual è la reale natura di questo accordo?

 

Considerando che solo una parte dei fondi sono sussidi, e che i soldi del Recovery Fund arrivano dall’UE e, dunque, parzialmente anche dall’Italia, gli esperti hanno calcolato che la quantità di danaro che effettivamente arriverà al nostro Paese è ben inferiore a quanto trionfalmente annunciato dai media (si parla di 25 miliardi in tre anni).

Il tutto arriverà fra diversi mesi, spalmato su un triennio, e con forti vincoli e condizionalità. Il timore che il costo “reale” di questi prestiti includa riforme che minimizzino lo Stato sociale è fondata. A monte, poi, c’è un’ulteriore questione: da mesi parliamo di come e quanti soldi prendere a prestito, ma molto meno loquaci si è sul come spenderli. Di norma, invece, prima si pensa a cosa è necessario fare, si calcola quanto costa, e quindi si cerca di finanziarlo.

Il rischio è, cioè, che questi soldi siano spesi male; e se sui sussidi a fondo perduto possiamo chiudere un occhio, i prestiti invece vanno ripagati, e sono un fardello a prescindere dall’interesse contenuto. Se li spendi male, questi soldi rischiano di essere un boomerang (anche se probabilmente tornerà indietro a colpirci dopo il 2023, ossia con la nuova legislatura, cosa che solitamente solleva i governanti da ogni peso sulla coscienza e preoccupazione per il futuro).

2) Indipendentemente dalla convenienza o meno per il nostro paese, come inciderà il Recovery Fund sul destino degli stati membri e dell’Unione in generale? Il rischio di un’implosione dell’UE è definitivamente scongiurato?

 

Sulla questione Covid-19 sì. Il Recovery Fund è un accordo che non entusiasma nessuno ma fa più o meno contenti tutti. Permangono d’altro canto tutti i soliti problemi strutturali dell’UE: l’avanzo commerciale della Germania, la differente visione del mondo tra Occidente e Oriente e il possibile effetto emulazione dato dalla Brexit se la Gran Bretagna dovesse fare bene nei prossimi anni.

 

3) Servendosi anche di un paragone con i provvedimenti adottati dagli altri paesi flagellati dalla pandemia, come valuta la scelta del governo di prorogare l’emergenza sanitaria oltre l’estate?

 

Obiettivamente oggi la situazione sanitaria non è più emergenziale; di conseguenza, prorogare lo stato d’emergenza è una forzatura giustificata solo dall’ipotetica possibilità che si presenti in futuro una nuova emergenza paragonabile. Ma allora che facciamo? Finché la Covid-19 non è totalmente debellata proroghiamo sine die lo stato d’emergenza? Il quale, per giunta, sembra più un espediente per blindare il governo rispetto ai malumori della maggioranza parlamentare, piuttosto che per essere efficiente.

Basta vedere la superficialità con cui si è trattato il problema degli arrivi di immigrati da Paesi in cui l’epidemia divampa, mostrando di non avere imparato nulla dagli errori compiuti a inizio 2020 (va bene che l’OMS ha imposto il nome politicamente corretto di “Covid-19” per la polmonite cinese, ma già ci siamo dimenticati che è stata importata dall’estero?).

4) Ampliamo il nostro sguardo alla dimensione globale. Nella gestione dell’emergenza economica, ha avuto modo di riscontrare una differenza sensibile tra i paesi dell’eurozona e quelli dotati di sovranità monetaria come Usa, Cina, Regno Unito, Giappone ecc?

 

Soprattutto in un contesto emergenziale come quello che stiamo vivendo, è fondamentale poter agire coi mezzi a propria disposizione, senza dover contrattare ogni passo con partner esterni.

 

5) A novembre negli Stati Uniti si terrà l’election day. In che modo la discussa strategia di contrasto alla pandemia adottata da Trump potrà influire sul risultato finale?

 

La sua popolarità è stata fortemente minata dall’epidemia. A differenza dell’Italia, là il Governo non ha potuto contare sull’appoggio unanime e assolutore di tutti i media; al contrario Trump, che come un po’ tutti i leader occidentali ha commesso diversi errori, è stato sonoramente bastonato dai giornalisti.

La Covid-19 potrebbe davvero decidere le elezioni di novembre: se ancora divamperà in autunno o meno, se si sarà prodotto un vaccino o no, se l’economia si sarà ripresa o continuerà a languire. Sono tutti bivi decisivi che possono costare la riconferma a Trump.

6) Un altro potenziale fenomeno di indirizzo è quello rappresentato dal movimento black lives matter; anzi, alcuni sondaggisti sono convinti che possa rivelarsi la pietra tombale per le ambizioni del tycoon. Ritiene siano previsioni fondate o queste persone – come nel 2016 – rischiano di vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso?

 

Il movimento Black Lives Matter sta ottenendo un consenso impensabile fino a pochi anni fa, malgrado le sue propaggini violente e il suo programma estremista intimoriscano molti. Sommato all’epidemia, alla crisi economica e al martellamento dei media ostili, sta alla base del calo di consenso avuto da Trump in questi mesi.

Che la sua strada sia in salita è vero. Va pure detto che il clima d’odio verso la Destra è tale in America che la gente ha paura di proclamarsi sostenitrice di Trump, persino quando risponde a sondaggi anonimi. Ricordiamoci che in Italia succedeva la medesima cosa con Berlusconi. Penso che il gap con Biden sia inferiore a quello abissale segnalato dai sondaggi. L’andamento di epidemia, economia e l’esito dei dibattiti televisivi può ancora ribaltare le elezioni. Biden non ha ancora vinto.

Intervista a cura di Filippo Bacino

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