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Rahaf, la ragazza in fuga dalla violenza saudita

Una storia incredibile che vede protagonista una ragazza, Rahaf, appena 19enne, vittima della violenza oscurantista dell’Arabia Saudita. Una vicenda che, purtroppo, ha avuto poca eco tra i media. 

Si tratta di Rahaf Mohammed al-Qunun, una ragazza nata in Arabia Saudita nel 2000 e, come tutte le appartenenti al genere femminile nate in quell’angolo di mondo, costretta a sottostare alle macabre usanze del regime sunno-wahabita.

Matrimoni precoci e combinati, ecco il destino delle donne saudite

Usi e tradizioni che per una bambina nata all’interno di una famiglia saudita si concretizzano in un ruolo completamente subalterno e passivo della ragazza all’interno del nucleo famigliare, per poi proseguire in matrimoni precoci combinati in cui la, spesso ancora, bambina si annulla completamente all’uomo.

Una prospettiva di vita che Rahaf non ha voluto accettare, esprimendo addirittura la volontà di abbandonare la religione islamica. In Arabia Saudita l’allontanamento dalla fede è chiamato apostasia ed è un reato punito con la morte. Proprio per questo la giovane saudita, non appena ha potuto, si è imbarcata su un aereo diretto a Bangkok.

Il rapporto ambiguo tra Occidente e Arabia Saudita

La Thailandia ha però subito le pressioni di Ryadh e il 6 gennaio scorso ha arrestato Rahaf con l’intenzione di rimpatriarla e condannarla così ad una morte certa. La ragazza è riuscita però a lanciare il suo appello attraverso Twitter per ottenere protezione internazionale. Una mossa decisiva perché il Canada ha risposto positivamente garantendo asilo umanitario a Rahaf.

Rahaf barricata in un hotel di Bangkok prima di essere presa dalla polizia thailandese

I media occidentali sulla vicenda.

In settimana i media occidentali avevano titolato trionfanti sulla concessione alle donne saudite di essere informate (via sms) del divorzio imposto dai mariti. La vicenda di Rahaf racconta invece tutt’altra realtà rispetto a quella sbandierata da chi, per svariati fini, vuole che l’Arabia Saudita continui a essere un partner privilegiato dell’Occidente.

Curiosa anche la vicenda della BBC di stanza nel sud dell’Asia, che aveva inizialmente chiesto ai propri lettori se secondo loro fosse condivisibile la decisione di Rahaf. Sommersi dagli insulti dei naviganti, che hanno criticato il parlare di “scelta”, o “decisione” in questo caso, hanno dovuto fare retromarcia e chiedere scusa. Abbiamo riportato questa notizia per sottolineare, con un esempio, come si profili senz’altro come globale l’atteggiamento prono ai rapporti con il regime saudita da parte dell’Occidente tutto.

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Di Gabriele Tebaldi

Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

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