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Quello che dovrebbe esserci nei programmi elettorali, ma non c’è: le criptomonete

Le criptomonete.

Prendiamo il programma elettorale del Movimento 5 Stelle. I pentastellati sono il movimento, divenuto partito, che più di tutti può vantare una conoscenza e vicinanza con il mondo digitale e le sue infinite sfaccettature. Piattaforma Russeau, elezioni online, banda larga e 5G, sono alcuni dei capisaldi che spiccano nel programma. Il M5S sembra da questo lato il movimento più attrezzato. Sembra.

Tuttavia scorrendo le pagine, aprendo link e ascoltando video, salta all’attenzione la totale assenza di un argomento che dovrebbe essere primario per chi ha la pretese di conoscere il futuro digitale in maniera approfondita. Le criptomonete. Non una parola. Il movimento nato da un guru dell’informatica, si scopre nudo di fronte a un argomento così importante. Perchè le criptomonete devono essere essenziali per un movimento che vuole guidare l’Italia? Facciamo un passo indietro.

Un sistema alternativo alle banche

Nel 2008 un certo Satoshi Nakamoto (si tratta di pseudonimo) ebbe un’idea rivoluzionaria. Ovvero creare un sistema di pagamenti alternativo a quello del circuito bancario tradizionale. Niente IBAN, BIC o codici SWIFT. Nella testa di Nakamoto c’era l’idea di creare una “moneta” non più emessa da una banca centrale, ma nata da un sistema di condivisione file. Cosa vuol dire? Si tratta, a grandi linee, del sistema peer2peer usato da alcuni programmi, tra cui Emule, per condividere file. La stessa moneta sarebbe poi dovuta circolare all’interno in un blocco, la blockchain.

Si tratta di una piattaforma condivisa da più computer, all’interno della quale qualsiasi transazione effettuata con la nuova moneta deve essere registrata con algoritmi specifici. Inoltre qualsiasi informazione relativa alle operazioni può diventare così accessibile da qualsiasi utente, dotato ovviamente di un computer in grado di supportare la blockchain. Proviamo a ricapitolare. Nakamoto, e insieme a lui altri semi ignoti informatici, hanno ideato un sistema monetario in cui non esiste più un ente che emette moneta e dove qualsiasi transazione viene registrata e può essere vista. Se per esempio il signor Gianni compra il caffè con una criptomoneta, sulla blockchain comparirà un algoritmo che identifica il signor Gianni, un altro algoritmo per la somma spesa, un altro ancora per l’oggetto acquistato, per il luogo, l’orario eccetera eccetera.

Da gioco speculativo a rivoluzione monetaria

Secondo il Wall Street Journal dal 2009 ad oggi sono state ideate almeno 80 criptovalute differenti. Il bitcoin è la più famosa, ma ce ne sono molte altre come Ethereum, Litecoin, Ripple, Dash ecc. Fino ad oggi però la criptomoneta è rimasta un mero gioco speculativo. Ovvero gli investitori possono solo puntare dei soldi su questa o quella criptomoneta sperando di venderle ad un prezzo rialzato. Così è stata creata la bolla del bitcoin. Arrivato a valere 20.000$ per poi crollare sotto i 10.000$ nel giro di poche settimane. La cosa importante è che la criptomoneta non può ancora essere usata come mezzo di pagamento diretto per un bene.

Perchè questo sia possibile è infatti necessario che uno Stato renda legale la blockchain. Che la storia delle criptomonete non sia una semplice gioco per far divertire qualche speculatore lo pensano più o meno tutti i più importanti attori economici al mondo.

Quasi tutti si stanno preparando all’arrivo della blockchain

Mario Draghi ha lanciato l’allarme critpomoneta nel momento in cui l’Estonia ha annunciato la possibilità di emettere una criptomoneta di Stato, l’estcoin. La stessa Banca Centrale europea, insieme alla maggior parte degli istituti di credito del Vecchio Continente, hanno allestito squadroni di esperti per studiare la blockchain. Si tratta infatti di una piattaforma talmente difficile da comprendere che sono necessari dei team di esperti per carpirne i meccanismi e le potenzialità.

Il Governo cinese ha da poco vietato qualsiasi attività, anche speculativa, legata alle criptomonete, mettendo così al riparo il monopolio della Banca Centrale. Sul tema delle criptovalute si sono detti presenti anche Giappone, Russia e Stati Uniti. Persino il bistrattato Venezuela di Nicolas Maduro si sta organizzando per controllare il fenomeno.

L’impreparazione italiana sulle criptomonete

In Italia ovviamente il ritardo sul tema è esponenziale. La prima reazione è infatti arrivata solo la scorsa settimana, con il Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha chiesto l’introduzione di un registro obbligatorio per chi voglia offrire servizi nel mondo delle criptovalute. Una decisione tardiva ma che in ogni caso non garantisce una tutela per cittadini vittime di bolle legate alla speculazione. Ancor più preoccupante è che non ci sia la minima preoccupazione per un eventuale sviluppo della blockchain.

Tutto è lasciato così alla bene e meglio, senza uno straccio di programmazione. Nessun movimento politico che ambisce a governare il Paese ha minimamente accennato a quella che potrebbe essere una prossima rivoluzione monetaria. Per affrontare cambiamenti del genere ci vogliono uomini competenti, ci vogliono leggi, ma soprattutto ci vuole uno Stato sovrano. Difficile trovare anche solo una di queste caratteristiche nel nostro Paese.

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