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Quello Stato debole che sa alzare la voce solo con i morti

Lo stesso Stato che ha permesso le stragi di Capaci e Via D’Amelio e che ha trattato con Cosa Nostra, ora mostra i muscoli con il cadavere di Riina. Un atteggiamento tipicamente italiano.

Charles Manson e Totò Riina, apparentemente, non avevano nessun punto di contatto. Diverse erano le finalità delle loro attività criminali, diverso era il modus operandi dei loro delitti e diverso era il peso specifico all’interno delle loro rispettive società. Eppure, c’era un evidente minimo comun denominatore, di natura prettamente iconografica, che collegava il capo dei capi di Corleone ed il pluriomicida dell’Ohio: per la maggior parte dei propri connazionali, entrambi rappresentavano la personificazione del male.
Proprio questo semplice ed immediato parallelismo, offre un ottimo spunto per interessarsi alla dipartita dell’ex leader dell’omonima “family”, sopraggiunta nella notte di ieri. O meglio, sarà curioso capire quale sarà l’atteggiamento dell’opinione pubblica, dei media, delle istituzioni e della Chiesa americana nei confronti di una salma impotente. Ci sarà, come evidenziato nel caso della morte di Riina, lo stesso ingiustificabile accanimento verso un corpo passato a miglior vita? Oppure gli americani, una volta tanto, si dimostreranno più saggi e daranno il giusto peso a chi, ormai, non può più arrecare alcun danno?

Il precedente simbolico di Piazzale Loreto

Il vilipendio di cadavere in questo paese, ha assunto un ruolo tristemente simbolico ed in un certo senso, può essere persino considerato il rito d’iniziazione della nostra giovane Repubblica. Le immagini dei corpi di Mussolini, Bombacci, Starace, Pavolini e Claretta Petacci (quest’ultima, esclusivamente colpevole delle sue scelte in campo sentimentale) esposti ad un trattamento degno della migliore macelleria messicana, quel 28 Aprile 1945, sono nitidamente impresse nelle menti di tutti.
Ad onor del vero però, la fine dei conflitti e delle guerre civili, ha spesso generato reazioni di questo genere. La furia abbattutasi contro le statue di Saddam o degli ex leader comunisti e la più recente profanazione del corpo esanime del Colonnello Gheddafi, ci ricorda come queste pratiche, seppur crudeli e barbare, possano essere archiviate come irrefrenabili impulsi. Impulsi frutto di un’esasperazione che solo la guerra è capace di provocare nell’animo umano.

Uno Stato debole con i forti e forte con gli inermi

La situazione si fa ben più grave, quando l’accanimento nei confronti di soggetti ormai impotenti, diventa una consuetudine profondamente radicata in seno all’autorità politica e giudiziaria. Parlamentari che strepitano per la concessione di saltuarie uscite ad un Priebke quasi centenario, la Cassazione che non concede la liberazione condizionale a Concutelli dopo un’ischemia cerebrale (e 40 anni di detenzione espiata) ed il Tribunale di sorveglianza che rigetta la richiesta di detenzione domiciliare ad un Riina in stato vegetativo, sono segnali tanto patetici, quanto allarmanti.
Che figura fanno le istituzioni di fronte a coloro che rappresentano? Che figura fa uno Stato che ha permesso le interferenze di Ciancimino e gli omicidi dei suoi avversari politici (Piersanti Mattarella e Pio La Torre), che non ha impedito le stragi di Capaci e di Via D’Amelio, che per timore reverenziale si è seduta al tavolo delle trattative con Cosa Nostra, ma che poi fa la voce grossa nei confronti di un boss pressoché imbalsamato? E che figura fa nel perseverare con questa simbolica arroganza anche dopo la sua morte?
Si tratta di un atteggiamento poco rassicurante, per non dire inquietante. La necessità di ostentare una sadica prepotenza da bullo verso un personaggio che non sei stato in grado di sconfiggere nel pieno delle sue forze, suona in realtà come una preoccupante ammissione di debolezza. Un’ammissione con la quale lo Stato finisce per delegittimare sé stesso, oltreché per accrescere il peso di un uomo che sembra far paura anche da vegetale o da morto.

La negazione dei funerali come negazione della pietà cristiana (verso i vivi)

Le soffocanti pressioni dell’opinione pubblica hanno inoltre convinto la Cei, alla stregua di ciò che accadde per le esequie del Capitano delle SS Erich Priebke, a vietare la celebrazione dei funerali in chiesa, concedendo soltanto una benedizione ed una preghiera privata al cimitero, su eventuale richiesta dei parenti. Sebbene sia impossibile paragonare un ufficiale che applicò la legge marziale in tempo di guerra (peraltro su ordine del suo diretto superiore) ad uno dei più sanguinari boss che la malavita organizzata ricordi, per gli insaziabili giustizialisti che ambiscono al ruolo di paladini dell’antimafia (quando l’antimafia non serve più), si tratta della mera applicazione di una norma di diritto canonico, prevista nei confronti dei pubblici peccatori che non si siano pentiti.

Non v’è dubbio che una celebrazione pubblica vada scongiurata, in quanto pericolosa. Sia per il rischio di acclamazioni che finirebbero per oltraggiare la memoria delle sue vittime, sia per quello di esporre il feretro alla pubblica gogna. Ma quell’istituzione religiosa il cui testo sacro è intriso di messaggi di misericordia, pietà e perdono, non dovrebbe forse pensare anche alla compassione verso chi è ancora vivo? I prossimi congiunti non sono forse sufficientemente degni di dare l’estremo saluto al loro caro, per quanto spregevole possa essere stato? Privarli di un ultimo ed intimo raccoglimento in un momento di dolore, non equivale a far sì che scontino le altrui colpe?
Senz’altro, si tratta di una scelta perfettamente in linea con i dettami del Pontefice pop e progressista, ma nella quale, della tanto sbandierata pietà cristiana, non si vede nemmeno l’ombra.

Manson come Riina?

Per tutti questi motivi, ora sarà curioso osservare l’atteggiamento degli americani nei confronti del mandante della mattanza di Cielo Drive. Per capire se anche loro ostenteranno un’inutile prepotenza nei confronti di una salma inerme, o se il vilipendio di cadavere resti una prerogativa esclusivamente e tristemente italiana.

Klement

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