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Putin ed Erdogan sull’orlo di una guerra in Siria

Abbiamo già riportato che l’aviazione russa, insieme con la siriana, ha bombardato un convoglio di rinforzi che la Turchia stava mandando ai “ribelli” – terroristi – asserragliati a Khan Sheikun, ormai ridotti in una sacca che l’esercito di Damasco sta espugnando: il covo di cinque anni di falsità e terrore dove fiorivano Elmetti Bianchi e ISIS e “Al Qaeda”, Al Nusrah e altre AL .

di Maurizio Blondet

Più precisamente, le due aviazioni alleate hanno bombardato la carrozzabile proprio davanti al convoglio turco, che comprendeva 28 veicoli militari, tra cui carri armati e camion che trasportavano armi e munizioni destinati a Tahrir al-Sham al-Hay’at (leggi il Fronte di Al-Nusra affiliato ad al-Qaeda). Adesso Gordon Duff (Veterans Today) aggiunge un altro particolare: i Sukoi (SU 35) russi hanno intercettato, e messo in fuga due caccia turchi F-16, che erano in missione per attaccare le forze dell’esercito siriano che sta liberando Khan Sheikun, e erano penetrati per 3-40 chilometri nello spazio nazionale siriano, di cui Erdogan continua a non riconoscere il governo .

“Ciò rappresenta anche uno scontro militare diretto tra Russia e Turchia”

e ad un passo da una guerra guerreggiata.

Il fatto sta ad indicare che la pazienza russa verso il doppio gioco di Erdogan, col quale per tre anni hanno cercato di condividere in Siria i piani di contrasto del terrorismo “islamico” (israelo-americano e saudita) sta arrivando alla fine.

Truppe turche in Siria

Una pazienza eroica

quando nel novembre 2015 Erdogan ha fatto abbattere un Su-24M perché l’inopinato intervento di Mosca a fianco di Assad gli aveva mandato in fumo (letteralmente: incenerendo i convogli di autocisterne ) i grassi affari che stava facendo suo figlio con il petrolio siriano che gli vendevano i “liberatori” terroristi islamici, Mosca ha cercato di coinvolgere il caporione turco in qualche forma di collaborazione verso la de-escalation- affidando alla Turchia il compito di creare una zona demilitarizzata a Idlib, sotto la responsabilità delle sue forze armate.

Nei fatti, Edogan ha occupato militarmente una striscia di territorio siriano che intende chiaramente annettersi; sostenendo con armi munizioni e truppe i terroristi che per accordo avrebbe dovuto neutralizzare, fino all’incidente di lunedì dove ha cercato di rifornirli di armamenti.

Il ministero della Difesa di Ankara

ha incolpato la Russia, sostenendo che il convoglio stava solo trasportando rifornimenti per il suo posto di osservazione militare a Idlib, che è stato istituito in base a un accordo con la Russia lo scorso settembre. Contemporaneamente, il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu ha avvertito i in una conferenza stampa ad Ankara che Damasco “scherza col fuoco”.

Vladimir Putin, a Parigi dove ha incontrato Macron, in conferenza-stampa, a domanda di un giornalista, ha risposto: prima della creazione di una zona smilitarizzata a Idlib da parte della Turchia, i terroristi avevano controllato il cinquanta percento del territorio della provincia , ma ora il 90% del territorio di Idlib è sotto il controllo dei gruppi terroristici.

“La Russia ha resistito al doppio gioco della Turchia per un anno, ma ora la pazienza si è esaurita, soprattutto perché la sua base aerea di Hmeymim è costantemente minacciata dagli attacchi terroristici dei protetti da Erdogan”

spiega Bhadrakumar (l’ex diplomatico indiano che è stato ambasciatore a Mosca) . Che aggiunge:

La Turchia ha esagerato in Siria

Ma c’è di più: sta pagando un prezzo elevato per le sue politiche sbagliate. Non avrebbe mai dovuto essere coinvolta nel progetto guidato dagli Stati Uniti per rovesciare il regime in Siria; la sua relazione con i gruppi terroristici era (e continua ad essere) incomprensibile; la sua proiezione di forza in Siria è una violazione del diritto internazionale; e, peggio , non è ancora disposto a riconciliarsi con il governo stabilito a Damasco, sebbene sia chiaro che il regime di Assad rimarrà al potere per un futuro prevedibile.

Nel frattempo, il deterioramento delle relazioni con gli Stati Uniti sta colpendo duramente la Turchia. Washington non ha voglia di soddisfare le preoccupazioni e gli interessi vitali della Turchia di fronte alla questione curda”.

Anche Washington

sta facendo il suo doppio gioco, sostenendo militarmente la fazione curda in Siria, cosa che è uno schiaffo all’ “alleato turco” nella NATO

Dice Bhadrakumar: “La pretesa turca – una zona di sicurezza profonda da 30 a 40 chilometri che si estende per 430 chilometri lungo il confine fino all’Iraq – non sembra accettabile per gli Stati Uniti. Ma gli Stati Uniti mantengono la Turchia impegnata nei colloqui per guadagnare tempo mentre la milizia curda appoggiata dagli USA manterrà il controllo”.

Secondo il diplomatico, ci dovrebbe essere un tacito accordo in Siria fra Usa e Mosca, “con Mosca che ha voce in capitolo in gran parte sull’area sulla parte occidentale del fiume Eufrate, mentre il lato orientale del fiume dove sono presenti le forze curde rimane sotto il controllo degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti mantengono la loro presenza ad est dell’Eufrate, mentre i territori ad ovest dell’Eufrate sono sottoposti alla “sfera di influenza” russa.

Ed è per questo

che “la Russia non deve trattare coi guanti Ankara, sebbene la Turchia sia ancora una potenza della NATO. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha affermato che qualsiasi attacco compiuto da gruppi militanti islamici (che la Turchia ospita) nella zona di de-escalation di Idlib sarà “represso con forza”.

Si spera che Bhadrakumar veda giusto – ma non può vedere nella testa di Erdogan e delle sue imprevedibili rabbie improvvise.

 

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