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Il problema non è la pace fiscale, ma lo Stato di Polizia Tributaria

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Risulta davvero pretestuosa o frutto di ignoranza la contestazione del condono fiscale (o chiamatela “pace fiscale”) proposto dalla Lega per le cartelle dal 2000 al 2015.

di Giuseppe Masala

La Lega ha tanti difetti ma questa l’ha imbroccata. Le tasse e le cartelle si pagano per cassa non per competenza. Pertanto se alle piccole aziende prosciughi le già esangui e stremate casse per pagare le cartelle arretrate le condanni alla chiusura. Cicci belli, c’è poco da fare: un’azienda a cassa zero è un’azienda morta.

E molto ci sarebbe da discutere sulla barbarie fiscale vigente in Italia da decenni. L’Agenzia delle Entrate s’attacca a tutto, anche alle cifre più miserabili perché, diciamocela, i dipendenti Agenzia prendono “incentivi” per ogni cifra scovata.

Un abominio che i giudici tributari in sede di contenzioso condannano facendo perdere le cause all’Agenzia delle Entrate. Solo che quando si tratta di cifre irrisorie non vale la pena e la gente ingoia la vessazione pur sapendo di avere ragione.

Un evidente meccanismo perverso questo degli incentivi ai burocrati dell’AE, che se applicato al diritto penale (ma anche il diritto tributario, è di fatto, diritto penale) ci porterebbe fuori dal consesso dei paesi democratici. Voi immaginate i Carabinieri e i Giudici che prendono gli incentivi per arrestare la gente…l’ecatombe, lo Stato di Polizia permanente.

In questa fase mandare al macero le cartelle è un atto non solo necessario per evitare la chiusura di tante aziende ma anche l’occasione per discutere il meccanismo perverso di Polizia Tributaria di stampo Bizantino vigente in Italia.

Poi chi vuole continui la guerra tra poveri con “vessati privati” che s’incazzano contro dipendenti pubblici “privilegiati”, e “dipendenti pubblici” che s’incazzano contro i “condoni fiscali” dati ai privati. Affonderemo tutti insieme, allegramente.
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