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Legge sulla sicurezza in vigore, primi arresti ad Hong Kong

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La legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong è entrata in vigore dalla mezzanotte scorsa, e i quotidiani iniziano già a riportare notizie riguardanti i primi arresti.

Il fronte antigovernativo continua ad essere presente nella città. Nella notte sono infatti nati scontri con la polizia e conseguenti arresti. Le pene saranno d’ora in poi da scontare nelle celle cinesi. Il corteo di protesta è tutt’ora in corso e con grande probabilità ci saranno altri  arresti nel corso dei giorni a venire.

Anniversario

Oggi è il 23esimo anniversario della restituzione della colonia alla Cina da parte della Gran Bretagna. Il governo di Pechino ha scelto questa data simbolica per dichiarare ufficialmente che chi sarà arrestato da agenti cinesi ad Hong Kong potrà essere estradato e processato nella madrepatria cinese. Durante il mattino, dopo la cerimonia del doppio alzabandiera è iniziato il corteo. I protestanti hanno intonato slogan contenenti le “Cinque domande” al governo: liberazione dei detenuti, commissione di giustizia sulla repressione da parte della polizia e suffragio universale e democrazia. Non a caso a subire il primo arresto nella nuova non-democrazia Hong Kong è stato un protestante che innalzava uno slogan “Hong Kong Indipendence”.

Striscioni di ammonimenti in dotazione alla polizia

Da oggi, per contrastare le proteste di Hong Kong, la polizia avrà in dotazione degli striscioni con ammonimenti rivolti ai protestanti. La procedura prevede che ogni agente contenga nello zaino avvisi da srotolare in caso di assembramento. Gli avvisi possono essere gialli, rossi o neri a seconda della gravità della situazione. Questi striscioni riportano frasi del tipo: “Attenzione, disperdetevi” o “Lancio imminente di lacrimogeni”.

La fazione democratica di Hong Kong si dilegua

Joshua Wong, attivista pro democratico e volto più noto del gruppo Demosisto, ha annunciato la decisione di lasciare il movimento di cui fa parte. Oltre a lui, anche altre figure di spicco della fazione che ha vigorosamente combattuto per i diritti civili e umani ad Hong Kong hanno deciso di lasciare il gruppo, che può dirsi sciolto. Inoltre le attività di Studentlocalism e dell’Hong Kong National Front si sono repentinamente spostate all’estero. Probabilmente continueranno ad agire dal Regno Unito o da Taiwan.

L’Occidente supporterà Hong Kong?

Questo emblematico atto anti democratico da parte della Repubblica Popolare Cinese scuoterà gli animi degli attivisti e dei protestanti che tanto abbiamo visto darsi da fare nell’ultimo mese? Se così non fosse, si potrà parlare con più certezza ancora delle ambiguità del movimento Black Lives Matter. D’altronde le proteste nei diretti interessati Stati Uniti erano più che giuste e supportabili, ma il contagio isterico che abbiamo potuto osservare per esempio in Europa un po’ meno. I problemi qui sono altri, le ingiustizie sociali sono diverse.

Proprio per questo sarebbe incredibile se ciò che sta succedendo nell’ex colonia britannica non facesse scaturire alcuna rivolta da parte dei cittadini occidentali. In fondo, abbiamo a che fare con un regime, quello cinese, che aveva “promesso” ad Hong Kong 50 anni di libertà (come se la libertà andasse promessa, concessa), ma che ha finito per concederne solo 23. Ha una rilevanza del tutto diversa rispetto alla rabbia nei confronti di colonialisti che vivevano in una società che si basava proprio sull’imperialismo.

 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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