Home / Affari di Palazzo / Vendere i porti: nuova strategia fallimentare italiana

Vendere i porti: nuova strategia fallimentare italiana

Condividi quest'articolo su -->

Dopo aver privatizzato i beni pubblici e ceduto la  sovranità, l’Italia è passata al livello successivo: vendere sé stessa.

Nel mese di settembre due snodi nevralgici per gli scambi nel Mediterraneo sono finiti nell’orbita di compagnie straniere. Il porto di Trieste – già privatizzato nel ’94 – è stato venduto in quota 50% ad una società tedesca, mentre nel porto di Taranto si stanno concludendo le trattative di vendita della Ferretti Group, all’85% di proprietà cinese.

Due operazioni con cui l’Italia mette sul mercato anche quell’unica qualità che sembrava inalienabile: la propria posizione. Tuttavia, questo passaggio fa parte della ciclica ripetizione degli eventi storici. Come nelle guerre d’Italia, dove a turno Spagna e Francia si contendevano la nostra penisola, oggi la guerra è fra Occidente e Cina. Una guerra a cui l’Italia assiste solo da spettatore passivo, o meglio, da terreno di conquista.

Trieste era sempre stata nelle mire cinesi, ma per fortuna la cara Germania ci è venuta a salvare.

Gli investimenti e le infrastrutture portuali fatte dalla Cina potevano portare alcune preoccupazioni e preoccupavano anche i nostri alleati americani”, l’accordo di oggi invece, “è sicuramente un segnale di vicinanza al Patto Atlantico, all’alleanza strategica con gli Stati Uniti”.

Questa la dichiarazione del ministro per lo Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, presente in quanto triestino al taglio del nastro. L’arrivo dei tedeschi è coinciso infatti con la fine dei lavori del porto di Trieste, tutto pagato, già pronto e impacchetto.

La nuova società partecipante, che non mette paura agli USA, è l’Hhla, partecipata dall’ente amministrativo federale di Amburgo, di cui fu sindaco Scholz, attuale ministro delle Finanze tedesco. La presidentessa dell’Hhla è Titzrath, tra l’altro ex capo della Deutsche Post. Quindi, possiamo affermare con certezza che il nostro partner è controllato a pieno dalla mano pubblica tedesca.  

Triste, mai veramente italiana.

La città, dopo la liberazione dal dominio germanico nel 1918 e l’amministrazione anglo-americana durante il secondo conflitto mondiale, diventò veramente italiana solo nel 1954. Oggi, 2020, è evidente che dall’influenza americana non ci libereremo mai e che i tedeschi, sono tornati.

Il suo porto, primo per traffico in Italia con 62 milioni di tonnellate l’anno, l’autostrada dal mare fra Turchia ed Europa, l’unico oltre a La Spezia dotato di infrastrutture ferroviarie e principale porto petrolifero nel Mediterraneo, è in mano alla Germania e ad un tizio già indagato dal Tar di nome Zeno.

Altra interessante vendita è quella di Taranto.

Per gli accordi commerciali, noi lo abbiamo sempre detto, guardiamo alla Cina non come a un alleato ma come a un partner. D’Altra parte, anche gli Stati Uniti hanno accordi commerciali con la Cina” ecco la fine della frase, del nostro ministro Patuanelli. Calzante per il progetto che tanto entusiasma il senatore tarantino Mario Turco, esponente dei 5 Stelle, assai vicino al premier Giuseppe Conte.

Il porto di Taranto infatti, dopo l’accordo dell’anno scorso con una società turca per la gestione del terminal per i prossimi 49 anni, vende 220 metri quadri ai cinesi. Questi avranno il compito di costruire scafi e realizzare un centro di ricerca. Una mansione che l’Italia non sarebbe proprio stata in grado di svolgere?

Taranto è da sempre il punto strategico più importante della penisola italiana per il controllo sul Mediterraneo e sulla vicina Africa. È infatti il porto principale della Marina militare ed una sede NATO (che non manca mai). Quindi nella complicata guerra commerciale, per far dell’Italia tappa della via della seta e per impedirlo dall’altra parte, questo è un colpo ben assestato dalla Cina.

Quale ruolo recita l’Italia in tutto questo domino?

Come detto, l’Italia in tutto questo ha il solo ruolo di esclusivo incassatore di colpi. Gli italiani non saranno presi in considerazione, non sarà chiesta la loro opinione e nella remota ipotesi in cui dovesse essere domandata, di sicuro non verrà ascoltata. Siamo destinati a rimanere un succulento terreno di conquista, senza nessuna ambizione in più.

 

Condividi quest'articolo su -->

Di Arianna

Avatar

Cerca ancora

Le dichiarazioni di Conte agitano il fronte del MES

Dopo mesi di assoluta incoerenza, tra aperture e inviti alla cautela, il premier Conte ha …