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Vuoi vedere che il “partito delle toghe” esiste davvero?

Prima ancora di iscriversi a Giurisprudenza o Scienze politiche, insomma alle scuole superiori, durante il corso di filosofia viene insegnata la divisione dei poteri dello Stato teorizzata durante l’Illuminismo. Montesquieu, infatti, profetizzava uno stato funzionante diviso nei suoi  preminenti poteri: il legislativo, l’esecutivo ed il giudiziario. Ecco che pero` la politica coeva si va a impastare fatalmente, in Italia, con gli altri poteri.

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L’onorevole Luca Lotti

Nicola Zingaretti, anonimo seminuovo segretario dell’ex partito di Governo PD, ha voluto difendere strenuamente Luca Lotti. Lotti risulta indagato nel caso sul Consiglio Superiore della Magistratura che tira in ballo lui, ex ministro dello sport del Governo Renzi, e Luca Palamara, gia` presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. Inutile dire che il tanto desiderato colpo di spugna ai vertici del PD non c’e` mai stato, e Zingaretti, fratello del molto piu` celebre Luca (attore), ha voluto difendere uno dei rappresentanti piu` oscuri ed emblematici del Giglio magico, insomma, dell’universo renziano dal quale diceva che avrebbe preso le distanze.

Ha infatti voluto sottolineare, il fratello di Montalbano, come non ci sia (e chi sei, un giudice?) alcun profilo penalmente rilevante nelle “chiacchiere private” fra Lotti e Palamara.

La realta` e` tragicamente diversa, ailoro, ma anche ainoi.
Secondo cio` e` trapelato, dalle indagini delle Fiamme gialle, tra il 9 e il 16 maggio, in diversi alberghi di Roma si sono incontrati: Luca Palamara (ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati), i consiglieri del CSM (massimo organo di autogoverno della magistratura) Criscuoli, Morlini, Lepre, Cartoni e Spina, e infine i deputati del PD Lotti e Ferri.

Dalle intercettazioni tramite virus trojan nello smartphone di Palamara emerge un sistematico esercizio di pressioni per orientare – leggi – condizionare, le nomine e gli avanzamenti di carriera dei giudici piu` eminenti dello Stato.

Palamara e Lotti, nelle loro chiacchierate, parlano amabilmente di questioni come influenzare decisivamente la nomina del successore di Giuseppe Pignatone a capo della procura di Roma, e del trasferimento del PM Creazzo a Reggio Calabria, liberando così Firenze, in seguito all’inchiesta promossa dallo stesso Creazzo a carico dei genitori di Matteo Renzi.

giudici consiglio superiore della magistratura
Il CSM.

Pure e` emersa la volonta` e la determinazione concreta di “dare un messaggio forte” al membro del CSM Ermini, che si presentava in qualche misura come ‘intrattabile’. Un ribelle che si sarebbe voluto messere a tacere, probabilmente, tramite l’utilizzo di dossier raccolti per fare pressione Ermini stesso, ma anche su altri magistrati non troppo graditi, per ottenerne il trasferimento.

Le chiacchiere,

totalmente rintracciabili online, non si palesano come chiacchiere e reciproci scambi di punti di vista, bensi` come tentativi di deliberazione, concili decisionali dove si delineano strategie atte a ottenere quella nomina o quel trasferimento. Si tratterebbe di uno degli scandali maggiori degli ultimi decenni della Repubblica italiana.

La magistratura dovrebbe costituire il fondamentale argine, il muro invalicabile fatto di cemento e imparzialita`, alla pressione derivante dalla politica, legittimata direttamente dal popolo. La magistratura emette sentenze in nome del popolo, ma nel nostro sistema si va a formare tramite concorsi basati, in teoria, su merito e competenza. Persone che, nominate o trasferite ad hoc secondo quanto emerge dall’inchiesta, non sarebbero piu` in grado di assolvere al loro compito fondamentale. E diventerebbero burattini in mano alla politica, perfino, e in astratto in grado di distruggere persone e onorabilita`, con inchieste e chissa` che indagini, partite chissa` come e su impulso di chi.

Parliamo cioè della nomina di persone che sono in grado, con decisioni personali, letteralmente di distruggere l’onorabilità e la carriera di chiunque.

Ebbene, se decisioni su avanzamenti di carriera, sanzioni e trasferimenti dei vertici delle procure italiane vengono presi da un consesso lobbistico privato, di cui fanno parte alti esponenti di partito (nella fattispecie, del PD), Montesquieu si rivolta nella tomba, ma anche Calamandrei ed i padri costituenti.

Intanto la stampa mainstream ed il Presidente della Repubblica

sono di una cautela inaudita, e non trattano l’argomento se non quando reso necessario dalla gravita` incalcolabile della vicenda. Forse alla fine Berlusconi, quando parlava di un partito delle toghe che cerca (con alterni successi) di governare il paese, non aveva cosi` torto?

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