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Tagliare la spesa pubblica ha impoverito il paese: parola dell’Istat

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Come ogni mese, e nel consueto silenzio tombale dei principali organi d’informazione, è uscita la nota dell’Istat sull’andamento dell’economia italiana.

di Antonio Di Siena

Nel focus di agosto intitolato “produttività e investimenti” si segnala che in Italia gli investimenti pubblici sono calati del 19% in dieci anni. Una riduzione di risorse tale da far ammettere esplicitamente all’istituto nazionale di statistica che “emerge come la componente pubblica abbia contribuito a indebolire il processo di accumulazione del capitale“. Tradotto: senza spesa pubblica il paese si impoverisce.

Nello specifico, il settore che ha subito la peggiore contrazione è stato quello degli investimenti in costruzioni (nel 2010 il 58,3% del totale degli investimenti pubblici) il cui valore si è ridotto del 29,3% in dieci anni. Risorse sottrate alle spese per opere e manutenzione di strade (-22,8%), porti, condotte, difesa del suolo etc. (-32,3%). E fabbricati non residenziali (-30,4%) quindi scuole e ospedali.

Significativo anche l’enorme calo della spesa per le amministrazioni locali che fa segnare un emblematico meno 36,7%. Austerità e tagli alla spesa che, nella vita quotidiana degli italiani, significano immobili pubblici decrepiti e infrastrutture da terzo mondo. In un paese sempre più povero.

E pensare che la soluzione sarebbe una banale politica di massicci investimenti pubblici. Lo dice Keynes, mica qualche sovranista fascioleghista. Eh già.. Ma dove prendiamo i soldi?

Lasciate che vi dica una cosa, soprattutto a voi che avete creduto alla favola dell’austerità espansiva e continuate indefessi a bervi la storiella che ‘sono finiti i soldi’: vi conviene darvi una svegliata e capire che tutta questa storia è una colossale truffa. E pure alla svelta. Altrimenti il prossimo tetto che crolla potrebbe essere quello sopra la vostra testa. O peggio sopra quella dei vostri figli.
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