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Siamo italiani, non europei. L’Italexit non è più solo un sogno

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Dopo anni di fluttuazione fra il sogno europeista e la disillusione della politica e dell’economia italiana, mi sono reso conto che gli italiani si dividono in due categorie.

L’europeista, che ha a sua volta due rami: l’affascinato dal sogno ueista medio, votante centro-centrosinistra, magari Berlusconi di nascosto, di quando in quando, che crede ancora nella fratellanza dei popoli e nella pace celeste delle stelline in campo blu.

La rivincita delle élite

L’altro ramo europeista è ovviamente quella di chi ha le mani in pasta nell’alta finanza, o che dispone di grandi capitali investiti all’estero, o addirittura è uno dei pochissimissimi che con l’euro non è diventato più povero del 50%, ma anzi si è arricchito. Ciò significa che aveva più di un miliardo di lire in banca. Che poi oggi sono 500mila euro.

Poi ci sono tutti gli altri.

Che sono quelli tiepidi, o quelli contro l’Ue, ossia quelle persone che credono nell’Italia per prima cosa, nel paese, nella sua forza, nella sua gente, nella sua volontà ferma di riscatto, nella Sovranità nazionale e nella totale indipendenza da gerenze straniere.

Ecco, quando i tiepidi di questa categoria diventeranno contro,

allora il sogno europeista, ormai incubo draconiano, si schianterà su se stesso e, con Italexit la terza economia dell’UE, trattata alla stregua di poveri criminali, se ne andrà verso il suo futuro brillante e nazionale.

Perché, come diceva uno dei padri della patria, re Vittorio Emanuele II,

Il nostro Paese, piccolo per territorio, acquistò credito nei Consigli dell’Europa perché grande per le idee che rappresenta, per le simpatie che esso ispira. Questa condizione non è scevra di pericoli, giacché, nel mentre rispettiamo i trattati, non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi.

Oggi più che mai non possiamo rimanere insensibili a questo analogo grido di dolore. Siamo italiani, non europei.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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