Home / Affari di Palazzo / Politica interna / Niente scuse: Dio, patria e famiglia sono nemici dei progressisti

Niente scuse: Dio, patria e famiglia sono nemici dei progressisti

Le scuse di Monica Cirinnà, se possibile, sono persino più inappropriate del suo cartello. Il trinomio mazziniano infatti, è composto da tutto ciò che detestano visceralmente.

 

La polemica della settimana è senza dubbio quella che ruota attorno all’ormai celeberrimo cartello esibito da Monica Cirinnà durante le celebrazioni per la festa della donna: Dio-patria-famiglia, che vita de merda. Uno slogan volgare, superficiale, verbalmente violento e privo di alcuna critica costruttiva, ma che risulta senz’altro molto meno raccapricciante se paragonato al parziale tentativo di retromarcia tentato dalla senatrice dem.

In parte perché (figlia di quel morbo contemporaneo che risponde al nome di “reductio ad hitlerum e derivati”) ha confuso il famoso trinomio mazziniano per uno slogan mussoliniano ed in parte per aver accostato i suddetti concetti alle linee guida del ventennio, ignorando il fatto che sia Dio – inteso come libertà di culto – sia la patria, sia la famiglia siano in realtà termini ricorrenti dell’attuale Costituzione italiana, notoriamente antifascista. In parte appunto, ma non solo. Ciò che fa impennare a dismisura il coefficiente di patetismo è l’assoluta inattendibilità del suo pentimento.

Il ripensamento della paladina del movimento LGBT di casa nostra non è credibile, poiché riassume in modo tanto succinto, quanto efficace tutto ciò in cui crede e per cui combatte da anni la corrente socialdemocratica. Una corrente che si è ormai trasformata nella massima depositaria di istanze incentrate sull’individualismo, sul nichilismo valoriale, sul discredito verso ogni forma di identità e su una sempre crescente furia iconoclasta (come dimostra l’asettica polemica sul passato di Indro Montanelli): tutte istanze vendute come rivendicazioni imprescindibili per chi ambisce ad un progresso dei diritti civili.

Pertanto, è assolutamente logica la loro intolleranza verso la diabolica trinità Dio-patria-famiglia. Detestano Dio, perché rappresenta quell’assunto trascendente che impedisce il completo proliferare della liberalizzazione dei costumi che vogliono imporre. Così come detestano la patria, perché incarna l’ultimo sentimento identitario che ostacola la loro brama per un mondo apolide senza frontiere, né legami con la propria terra; ma soprattutto detestano la famiglia, in quanto unico nucleo comunitario rimasto, in contrapposizione con la crescente atomizzazione della società che questi individui sognano precaria non solo nel lavoro, ma anche negli affetti.

Ogni scusa, ogni dietro-front, ogni pentimento, non è altro che mera conformazione ai canoni della comunicazione politicamente corretta. Con il cartello della Cirinnà, si sono palesati per quello che sono veramente: il progressismo che tifa per la vacuità individualista e che ha voltato le spalle ad ogni forma di spiritualità, identità e comunità. In pratica, il progressismo che odia il sentire comune.

Di Filippo Klement

Filippo Klement
Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

Cerca ancora

Le polemiche fascismo/antifascismo nascondono la distruzione neoliberista del pubblico impiego

il commento di Riccardo Paccosi Sotto la superficie del conflitto ideologico, l’attacco agli insegnanti e …