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Michele Serra critica le concessioni autostradali, ma è un pentimento tardivo

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Michele Serra azzecca un’amaca su Repubblica e subito partono i caroselli sui social network. L’oggetto del pezzo riguarda le concessioni autostradali e più in generale le privatizzazioni che Serra critica.

di Paolo Desogus

C’è chi esprime sollievo come se l’obnubilamento di questo giornalista approdato dall’Unità alla corte di Scafari e ora della famiglia Agnelli fosse finito.

Non è così, la sua deriva non è stata una parentesi, ma il percorso coerente di chi ha preso per buone le basi culturali post ideologiche dell’Ulivo prodiano e veltroniano. Serra appartiene alla classe dei “soddisfatti” che considerano la politica come lo strumento per assecondare e correggere limitatamente un mondo le cui regole, dal loro punto di vista, sfuggono al controllo democratico.

È un uomo della “piccola politica”

quella di coloro che credono che il mondo possa funzionare meglio con qualche diritto civile in più, un mercato rionale a km zero per tutti, un comportamento green e l’Erasmus per i giovani.

Qualche volta, quelli come Serra si affacciano e pontificano sulle questioni più complesse, come appunto la concessioni autostradali. Ma lo fanno solo nel momento in cui non ci si compromette più di tanto e non si corre più il rischio di essere giudicati come comunisti o sovranisti. Come loro, Serra è insomma un conformista, un uomo privo di coraggio in linea con la larghissima parte degli intellettuali italiani.

Bisogna rassegnarsi, con questa classe intellettuale non si va da nessuna parte. Ogni tanto la azzecca, è vero. Ci vuole però oggi grande politica, capacità di ripensare alla radice il mondo attuale e di affrontare l’attuale contesto con coraggio.

 

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