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Le piazze al Governo

Alfine caduto l’ignobile veto di Berlusconi (leggi qui), i due partiti più votati nelle elezioni del 4 marzo si apprestano, dopo più di due mesi, a formare un governo. La lista dei ministri, filtrano voci congiunte 5S-Lega, sarà snella, meno di venti.

L’influenza di Forza Italia

Il cavaliere, e con esso la rimanente parte della compagine di centrodestra, se ne lava le mani, riservandosi di decidere se conferire o meno la fiducia in base alla lista dei ministri che verrà stilata. Si può quindi supporre che il governo avrà un’impronta conservatrice, per far sì che si possano nominare pentastellati che, non abbiano coltivato, oltre ad un’antipatia atavica nei confronti della Lega, l’ossessione per B. nel corso degli anni.

Il contegno di Mattarella

Immagine correlataCosa assai complicata, invero. Tant’è che, per queste trattative, si è richiesta a Sergio Mattarella una proroga temporale rispetto alle 48 ore indicate sotto la minaccia dell’ennesimo governo non politico pervenuta dal Quirinale. Mattarella, appena fiutata la possibilità concreta che si insedi un governo inviso alla Commissione europea, ha voluto elargire un monito sulla falsità delle teorie antieuropeiste propugnate, ma spesso poi abbandonate (vedi emblematicamente la questione della moneta unica) da 5 stelle e Lega.

In attesa di Forza Italia, il Pd fa già opposizione

Il più influente membro di quella che si profila come l’opposizione, il semplice parlamentare Matteo Renzi, affida ad un post su Facebook le sue riflessioni, cercando di ricompattare sotto l’egida di Martina (ma, de facto, sotto la sua) il Pd che ha fatto capitombolare di circa il 50% del consenso in un lustro. Renzi dice che ora spetta a Di Maio e Salvini di concretizzare le loro folli promesse elettorali.

Il toto-premier

Per quanto riguarda la figura del Presidente del Consiglio dei ministri, giornali, telegiornali, siti web e radio si sono scatenati sul toto-premier. Salvini e Di Maio saranno invece sicuramente due ministri dell’Esecutivo: si può immaginare il primo deputato agli Interni, mentre il pentastellato agli Esteri.

Si vuole auspicare la nomina, per la premiership, di una figura di alto profilo istituzionale, con un’affezione particolare alla patria e all’unità della stessa, nell’ambito di un risultato elettorale molto divisivo. Una persona terza, che però non sia un mero burocrate alla Monti. Per ora le due compagini vincitrici delle elezioni stanno scandagliando nell’ambito della diplomazia.

Di Federico Altea

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