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L’abominevole strumentalizzazione di Kean, Ramy e Adam

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Il giovane talento bianconero e i due eroi di San Donato condividono la stessa triste sorte: una subdola strumentalizzazione mediatica che sta offuscando le loro gesta eccezionali.

In certe occasioni anche una circostanza scontata e frutto del semplice divenire del tempo, come l’inizio di una settimana, può rappresentare una grande liberazione. Nella fattispecie, il sopraggiungimento del lunedì prima e del martedì poi, ha certificato un evento auspicato da chiunque covi ancora il desiderio di un’informazione eticamente accettabile, o quantomeno non sfacciatamente monopolizzata: la fine del weekend più drammatico dell’apparato massmediatico italiano.

Il sabato e la domenica appena trascorsi sono stati un coacervo di manipolazioni, omissioni funzionali, propaganda e cocenti delusioni. Delusioni (elezioni lucane e conclusione del Russiagate) che – nel breve periodo – potrebbero aver smorzato la verve dei soloni dell’informazione, dopo aver assistito ad uno degli spettacoli più indecorosi nella storia recente della loro professione. I fronti sui quali si è combattuta questa sanguinosa battaglia contro la deontologia giornalistica e la completezza delle notizie sono molteplici, ma quello che ha senz’altro suscitato il maggior risalto (e destato il nostro maggiore sdegno) è stato il riaffiorare di una nuova ventata di strumentalizzazioni pro ius soli: dapprima con Moise Kean e successivamente con i piccoli Ramy e Adam.

Il razzismo dei progressisti

I resti carbonizzati del bus a San Donato

Due casi mediaticamente molto simili, al netto delle diverse origini delle rispettive celebrità, che hanno sentenziato una vittoria simbolica della controinformazione; da un po’ di tempo infatti, le più svariate correnti di quella si può definire l’opposizione mediatica, imputavano alla narrazione dominante – talvolta con slogan troppo approssimativi – di covare un atavico sentimento autorazzista, desumibile da un forte doppiopesismo tra autoctoni e non. Un impianto accusatorio del quale il fine settimana appena trascorso ha dimostrato la fondatezza, nonostante si possa ritenere più appropriato parlare di razzismo vero e proprio.

Quella che all’apparenza può sembrare una semplice perversione esotica verso lo straniero (che in quanto tale è sempre più generoso, più intelligente, più corretto, più sensibile e più disposto al sacrificio), è in realtà una squallida forma di narcisismo etnico. Lo straniero – assieme a tutti i discorsi collaterali, come razzismo, integrazione ed accoglienza – viene portato in palmo di mano dai crociati del progresso esclusivamente per dimostrare la propria superiorità spirituale: in poche parole, non è un bisognoso da aiutare, bensì un oggetto per elevare la propria anima.

La strumentalizzazione mediatica e lo Ius Soli

L’attaccante della juve e della nazionale Moise Kean

Un fatto che si evince agevolmente dalle continue strumentalizzazioni e distorsioni dei fatti di cronaca che vedono protagonisti i “nuovi italiani”. La nazionale comincia un nuovo ciclo di giovani dopo anni di cocenti delusioni? I riflettori si posano sul giovanotto di colore non per il gol o per la sua precocità, ma perché ci indica il bisogno di ius soli. A San Donato quattro adolescenti sventano eroicamente una potenziale carneficina di minori? I due ragazzini italiani vengono oscurati dai media, mentre i due di origine magrebina vengono vergognosamente adoperati da Fazio per parlare di cittadinanza, discriminazione e… ius soli. E che dire dell’intervista in cui il padre di Ramy confessa il suo disinteresse per la cittadinanza, oltre ad ammettere che siano stati i giornalisti a persuaderlo di chiedere questo riconoscimento? Naturalmente, si è allontanata di poco dai confini di Dagospia.

Il tutto è un vero peccato, poiché si tratterebbe davvero di soggetti eccezionali. Uno è un talento fuori dall’ordinario, che rappresenta linfa vitale per il nostro movimento calcistico e gli altri sono due (in realtà quattro) casi di eroismo epico: qualcosa di incredibilmente anacronistico nella società digitale, in cui, di fronte alle tragedie, si preferisce improvvisarsi reporter amatoriali anziché agire concretamente. Qualità che purtroppo, a giudicare dai primi tentativi di “balotellizzazione” subiti da Kean e da Ramy che inizia a battibeccare con Salvini, rischiano di essere offuscate. Offuscate per trovare i nuovi testimonial della campagna progressista, offuscate per il solo gusto di saziare l’ego dei nostri media approfittatori, viscidi ed inconsapevolmente razzisti.

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Di Filippo Klement

Filippo Klement
Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

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