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La tragicomica epitome di Berlusconi

Non è pratica di questo foglio elettronico quella di sparare sulla Croce rossa, eppure l’intervento di ieri dell’ex premier Silvio Berlusconi alla presentazione dell’ultima fatica letteraria di Bruno Vespa è senz’altro degno di nota.

In poche parole, il presidente di Forza Italia ha candidamente ammesso che la sua antica pratica di acquisto di parlamentari, che gli ha consentito di vivacchiare ancora un po’ al governo la scorsa legislatura, con le tragiche conseguenze chiamate Razzi e Scilipoti, è ancora in auge nella mente dell’ottuagenario.

Non pago dell’ultimo quarto di secolo in politica, il già Cav. ha voluto stupire la platea con una sequela di interventi politici, pur da fuori il Parlamento nel quale, ex lege, non può essere eletto a causa della condizione derivante da una (pur discutibile) condanna per frode fiscale da lui subita.

Si tratta pur sempre dell’opposizione in Parlamento, l’unica insieme a quel partito lacerato dai dissidi interni che è il Pd. Forza Italia si spegnerà appena la natura farà il suo corso con B., purtuttavia frattanto è ben più unita degli ex rivali piddini.

In poche parole B. ha voluto dire che è aperta la compravendita (figurata, per carità) di parlamentari, nelle file del Movimento 5 Stelle. Un movimento sorto per contrastarlo e che lui ha sempre dileggiato, ultimamente perfino per l’abbigliamento dei suoi membri. Il partito, fresco di alleanza con la seminuova Lega, sembra infatti oggidì, soprattutto stando alle dichiarazioni dell’ex portavoce, ma ancora membro eminente, Di Battista, soprattutto in acredine con il Pd, piuttosto che con B.

B. che viene rivalutato un po’ da tutte le parti, sia da 5 Stelle sia da Pd, quindi, tranne che dagli elettori.

Questa rancida brodaglia riscaldata interpretata da pochi sgherri rimasti fedeli (alla poltrona) come Brunetta e Gasparri, però, sotto l’egida di diverse donne che manovrano il bonaccione ottantatreenne, vorrebbe aprire le fila agli scontenti 5 Stelle. Ok. Ciò che fa riflettere, però, più che dal punto di vista politico (a cui l’intervento apporta null’altro che un beffardo ghigno sul commentatore qualunque), è la dimensione estetico-esistenziale di Silvio Berlusconi.

Cosa spinge, oggi un signore che sembra la sua bambola di cera al Madame Tussaud, un signore, dicevamo, ultraottantenne e miliardario in euro, a blaterare ancora oggi di discese in campo definitive per il futuro del paese. Il suo sconfinato amore per l’Italia? Non ci crede nemmeno Bonaiuti, o il seminuovo portavoce Capezzone. Non ci crede nemmeno Dudù.

Un consiglio a Berlusconi, completamente spassionato: invece di litigare con i suoi amici vecchietti, che poi finisce come con Mike Bongiorno che gli è crepato con sommo scorno, che faccia pace con loro, ad esempio con quel disastro di Emilio Fede, e che mandi a quel paese le streghe bacheche e le smodatamente belle donne delle quali si è circondato e che lo governano come il pupazzo di cera che ormai è.

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