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La stampa mainstream e il silenzio sullo scandalo CSM

Il giudice Luca Palamara, al centro dello scandalo CSM.

Lascia davvero stupiti il silenzio calato sullo scandalo CSM. Un silenzio che è lecito sospettare sia figlio della volontà di mettere la sordina su una situazione delicatissima con pesanti risvolti istituzionali.

Poi, per puro caso, ecco che si può imbattere in un articolo ben nascosto nelle pagine di cronaca romana del Corriere della Sera di oggi e il sospetto diventa granitica certezza. Il pezzo spiega che sono state depositate altre trascrizioni dei dialoghi captati dal trojan inoculato nel telefono del giudice Palamara.

Bene,

ci sarebbero altri due membri del CSM che partecipavano alle riunioni carbonare con Lotti e lo stesso Palamara per orientare politicamente le nomine delle alte cariche della Magistratura. Come se non bastasse sarebbero presenti ulteriori dialoghi dove l’Onorevole Lotti narra agli astanti di essersi recato al Quirinale per illustrare al Presidente della Repubblica la vicenda che vede lo stesso Lotti rinviato a giudizio in relazione al caso Consip.

L’estensore di questo articolo seminascosto nelle cronache locali sottolinea che il Lotti potrebbe certo aver millantato nel corso dei sabba che dirigeva con i suoi compagni d’avventura. Verissimo, potrebbe essere così, ma potrebbe essere anche vero che il Lotti al Quirinale ci sia andato.

Una situazione da chiodi

alla quale evidentemente la stampa non vuole dare risalto perchè ormai la posizione del CSM (con altri due componenti appartenenti alla Carboneria politico-giudiziaria) e anche del Quirinale direttamente tirato in ballo diventa sempre più drammatica. Stiamo vivendo una crisi istituzionale enorme che può provocare un terremoto istituzionale di inaudita gravità.

E se non si verificherà alcun terremoto istituzionale si verificherà un’altra grave conseguenza: quella che il popolo bue avrà la certezza che esiste un doppio binario della Giustizia, quello per i poveracci e quello per lorsignori.

Giuseppe Masala

Di Redazione Elzeviro.eu

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Un commento

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    Non c’era bisogno di questo “terremoto istituzionale” per rendersi conto che la giustizia, in Italia, viaggia su due o anche più binari, a seconda del ceto sociale, se si hanno o meno conoscenze di personaggi altolocati e influenti in politica o nelle finanze,, a seconda della nazionalità e ora anche della religione.
    Comunque faccio notare che il termine dispregiativo dato al popolo, definito “bue” non è appropriato in nessun caso. Fin dall’antichità, i buoi erano considerati esseri preziosissimi sia per il lavoro che svolgevano, sia, loro malgrado, per l’ottima carne che fornivano. D’ora in poi dire “popolo bue” a chi lavora tutti i giorni, paga le tasse, cerca di tramandare ai figli gli usi e costumi della nostra BELLA. ITALIA, sarà un COMPLIMENTO e non una offesa. Tra tanti mansueti buoi, si nascondono tanti tori, che basta ancora un nonnulla che scatenino tutta la loro forza.