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ROMA 15 MARZO 2013 PRIMA SEDUTA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI FOTO RAVAGLI/INFOPHOTO

ELEZIONI: è ancora possibile “turarsi il naso”?

All’indomani delle dovute raccomandazioni del presidente Mattarella sull’adempimento del dovere civico del voto, da espletarsi secondo i dettami della Costituzione, non si possono non esprimere forti riserve di natura etica, non ideologica, sulle compagini politiche che si presenteranno alle elezioni politiche del 4 marzo.

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Indro Montanelli

Il monito montanelliano di “turarsi il naso” ed esprimere una preferenza per una data lista, non ostante l’eventuale odore stantio, quando non repellente che da essa promani, è difficilmente perseguibile nel contesto attuale.

Stantie sono quasi tutte le liste, ad eccezione dei 5 Stelle, che hanno in Statuto la regola della incandidabilità per più di due turni elettorali, ma i cui metodi di candidabilità online sono forieri di dubbi invalicabili. In ogni altra compagine politica, comprese quelle che si formano, guarda il caso, proprio il giorno prima delle elezioni, si ripropongono personaggi vetusti della nostra politica.

Una rapida scorsa alle principali liste e coalizioni che si affacciano al panorama politico attuale, nell’ottica di un possibile superamento della soglia di sbarramento, partendo dalla parte sinistra che eventualmente occuperebbero nell’Emiciclo:

  • Liberi e Uguali.Risultati immagini per giudice grasso

    Già il nome dice tutto: una compagine che vorrebbe superare lo spettro della borghesia ponendosi in antitesi con i valori della stessa per riprendere i voti ormai dispersi della classe operaia. I suoi rappresentanti sono però imbolsiti social-conservatori. La figura del leader è quella di un Grasso che dice di voler risalire sulle barricate, come quando era giovane. Un ex magistrato molto infervorato, invero, lascia trasparire i grevi dubbi sulla sua indefessa superiorità morale e su eventuali partigianerie esperite già in sede di tutore della legge.

    In realtà il nome che richiama ai rivoluzionari francesi (loro sì, rivoluzionari) che andarono sulle barricate, è un’ode alla borghesia, oggi vivacchiante nell’epoca del globalismo. Il partito emana senescenza in ogni luogo. Grasso è un giudice in pensione cui è stato attribuito un ruolo istituzionale che avrebbe dovuto porlo sopra le parti, mentre non si contano i suoi exploit eminentemente politici mentre ricopriva la seconda carica dello Stato. Così si esprimeva placidamente e veementemente su jus soli, unioni di fatto, eccetera. Nelle invecchiate schiere di questa lista si annoverano altresì D’Alema, Bersani (il più valente pischello dell’accozzaglia: nemmeno settantenne), e l’altra rappresentante delle istituzioni meno sopra le parti che si possa ricordare: Laura Boldrini, le cui battaglie ideologiche di più ampio spessore sono quella per il farsi chiamare Presidenta e la rimozione dell’obelisco romano con la scritta “Dux”.

    Delle altre “battaglie”, pertanto, meglio che tornino nel sepolcrale abisso di retorica e superficialità dal quale sono emerse, grazie al compiacimento di chi l’ha posta alla guida dell’aula di Montecitorio senza raccattare manco un voto, nemmeno nelle parlamentarie. Ci si riferisce all’ex capo di partito di Boldrini, quel Nichi Vendola che sta ora a godersi la sua dorata pensione e la paternità acquistata in California. Promesse da marinai: abolizione di tutte le tasse universitarie.

  • Partito democratico.

    Appannato e in deriva di consensi, con defezioni a destra e a manca, il partito guidato in modo ferreo da Matteo Renzi è sull’orlo di una crisi di nervi. L’ultimo a scaricare l’ex premier è stato, in ordine di tempo, Sergio Marchionne, che non riconosce più nel fiorentino quella verve del tempo del Governo. Le battaglie che più premono questa forza politica sono quelle per il jus soli, in virtù del quale qualche onorevole è riuscito a domandare una posticipazione dello scioglimento delle Camere al Capo dello Stato.

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    Gentiloni e Renzi

    La pochezza di una linea politica che va alla ricerca dei voti negli immigrati non si può che commentare da sola, in una nazione dove chiunque sia nato nel nostro territorio può ottenere la cittadinanza a diciott’anni. Cittadinanza che viene concessa a chi lavori per un certo periodo sul nostro territorio, indipendentemente dal fatto che nel frattempo abbia imparato la lingua o qualche, naturalmente minima, nozione storica o culturale sul Belpaese…

    Il Partito personalistico di Renzi non è però un partito-azienda come Forza Italia, e questo lo pone in un maremoto interno non appena qualcuno attenti alla leadership del Giglio magico. Si ricordi che Renzi, così come Boschi (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nell’ultimo Esecutivo a guida Gentiloni), avevano promesso a tutti i microfoni che si sarebbero ritirati dalla politica in caso di esito negativo del referendum costituzionale, poi effettivamente fallito. La discutibile coerenza nel dimettersi da premier, ma manovrando il non così dissimile Governo successivo a guida Gentiloni, rende piuttosto chiaro come individuo e partito siano inclini a prendere per i fondelli il popolo.

    L’operato del partito non si è reso foriero di ripresa economica alcuna. Solo, la crisi è rallentata a livello globale, mentre il prodotto interno lordo italiano non è, come si dice, di nuovo in ripresa. Tale sarebbe se si assestasse su un placido +1/2% su base annua, mentre rimane quasi invariato. Evidentemente le promesse e disattese riforme sono specchio di logorio politico e necessità di cambiamento. Sì, ma verso quale direzione?

  • Movimento Cinque Stelle.

    La dimostrazione che l’onestà non basta. Rammarica dover dare ragione al faccendiere De Benedetti, ma qualcuno ha scorso il curriculum del candidato premier dei 5 Stelle? Sui trent’anni, di bell’aspetto. Fine. Ah no, ha fatto il webmaster e lo steward allo stadio del Napoli. Poi ha ottenuto una manciata di voti online e da lì l’inarrestabile ascesa. Nozioni di economia, zero. Laurea in Giurisprudenza, alla cui facoltà, comunque, risultava ancora iscritto fino a pochi anni fa, non pervenuta. Taglio di capelli, sempre fresco. Tutta immagine e poca sostanza. Sarebbe stato meglio l’attore Di Battista: pur vivendo anch’esso in un mondo avulso dalla realtà, come dimostra il suo sconcerto nella difficoltà di far vaccinare il figlio. (Vaccini e moneta unica: qui quale sia la linea del M5S non è dato sapere). “Dibba” detiene però un’esperienza di vita molto maggiore del suo giovane collega.

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    Luigi Di Maio.
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    Appendino e Raggi, sindaci di Torino e Roma.

    Per quanto riguarda le amministrazioni locali, unici banchi di prova ove si è potuto misurare il movimento, Roma è un disastro immutato rispetto alla precedente amministrazione. Torino è leggermente migliorata, avendo la giunta perlomeno preso atto che l’inquinamento sta mettendo in ginocchio la città. Qualche nuova azioncina è stata intrapresa. Assolutamente priva di coraggio ed inutile, comunque, l’attività innovatrice di Appendino nel capoluogo subalpino. La “decrescita felice” non sta certo rendendo un buon servizio alla città sabauda, che resta afflitta dalla piaga del traffico selvaggio, da una ztl di sole tre ore. Chiara Appendino non ha nemmeno il coraggio di andare contro i commercianti ed espandere orario e spazio del traffico limitato. Di alzare il permesso di parcheggio sì, però. Quando i veri ricchi con casa in collina, è risaputo, il parcheggio non lo pagano. Tutto il contrario rispetto al programma per il quale è stata votata dalla maggioranza dei torinesi.

  • Forza Italia,

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    SB

    partito che ha governato molte volte nell’ultimo quarto di secolo, aiutando, con comprovata inettitudine, a fare sprofondare economia e immagine internazionale del Paese,  per mezzo di un leader che è riuscito ad operare, parzialmente, in modo intelligente soltanto per quanto riguarda la politica estera. Questo finché non ha deciso di far ammazzare Gheddafi. “Sic transit gloria mundi”? Nemmeno per sogno: bastava non concedere le basi siciliane agli sganciabombe a stelle e strisce, ma evitiamo di dilunguarci su questo argomento.

    Nemmeno un centesimo del coraggio politico di un Craxi qualsiasi, ma tutta la perizia ingannatoria di cui era capace il leader, morto in auto-esilio, del partito del garofano. Unico nodo positivo, alcune mosse di politica estera, compreso il rapporto privilegiato con Putin, nell’alveo di una gestione aziendalistica, provvedimenti ad personam, personaggi scialbi, delinquenti e figure di merda mondiali che dovrebbero indurre alfine un ottuagenario a riposare ed a godersi la numerosa famiglia.

    I dubbi sulla ratio dell’ennesima discesa in politica sono tutti rivolti alla necessità di garantire delle poltrone ai sodali ed altri favorucci a sé stessi. Cosa sarà Forza Italia quando Berlusconi, tra una decina d’anni al massimo, lascerà le sue plasticose spoglie mortali? Un bel nonnulla. Giù il sipario. che s arebbe il tempo di tirare giù già oggi.

  • Lega

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    Si tratta sempre della Lega Nord per l’indipendenza della Padania? Ora, per racimolare voti al sud, si chiama solo più Lega. Almeno sulla lista così ci sarà scritto. Quel partito il cui leader cantava canzoncine razziste contro i napoletani? Il cui leader, che scambia participi e gerundi con una imbarazzante facilità, nei giorni scorsi difendeva il candidato governatore lombardo che inneggia ad una presunta razza bianca che rischia di scomparire a cagione dell’immigrazione incontrollata? (Ovviamente Attilio Fontana ha subito smentito parlando di lapsus).Quel partito il cui precedente leader è stato condannato per truffa aggravata ai danni dello Stato a cui ha sottratto milioni per destinarli all’uso suo e dei suoi pargoletti e con il cui denaro dello Stato ha comprato dei diamanti? Quel partito che ha avuto una banca per un periodo, salvo farla fallire? Ora propone, oltre ad alcune proposte interessanti come la riapertura delle case chiuse, una tassazione fissa al 15%, chiamandola “pace fiscale”, ma che sa tanto di promessa da marinaio. Il referendum sull’Euro, scusi, ma che fine ha fatto?

    “E chi non paga le tasse va in galera”. Si vorrebbe umilmente rammentare a Salvini che sono i giudici ad amministrare la giustizia, la stessa giustizia che condanna un capotreno che fa scendere chi non ha un valido titolo di viaggio ed anzi i permette di suggerire al pm che dovrebbe procedere per abuso d’ufficio. In questo paese un partito serio, e non un partito che di problemi con la giustizia ne ha un giorno sì e l’altro pure, dovrebbe proporre al primo punto una radicale ed informata riforma della giustizia, appaltata ad una commissione bipartisan di esperti e di comprovata fiducia. Salvini ha accattivato la simpatia dei leghisti (non dei più puristi della secessione) smarcandosi dall’alleanza con Berlusconi e prendendo in giro chi si alleava con lo stesso (Renzi). A questa tornata però corre con l’incandidabile Silvione nazionale.

  • Fratelli d’Italia.

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    La Russa, ex presidente FdI, con l’attuale Presidente Meloni.

    Un residuo, ma che in coalizione rischia di nuovo di mandare in parlamento il buon (?) vecchio (!) La Russa, qualche vecchio sodale imbolsito, Meloni, e pochi altri. Finalmente hanno deciso di rinnovare il simbolo, togliendo nomi che rimandano all’esperienza finiana, levando però anche la dicitura MSI, ciò che può apparire come un rinnegamento delle radici, ma mantenendo una fiammella, molto flebile e destinata a spegnersi al primo soffio di vento, come dimostra la scarsa incisività dei rappresentanti di detto movimento all’infuori della sua leader.

    L’ex ministro del Pdl Meloni, pur dimostrando una preparazione degna di un ruolo istituzionale, rappresenta appieno il vecchio corso della politica. Già Vicepresidente della Camera dodici anni fa, dalla sua ha una certa coerenza politica. Il programma di governo di questo partito non pare tuttavia latore di idee originali. Non basta fare appelli ai “patrioti”, parlare di sostituzione etnica, quando queste battaglie sono patrocinate con successo demagogico dall’alleato leghista. Sulle questioni fiscali si allinea alla Lega al 100%.

    È necessario, e ce lo si aspetterebbe da un partito del genere, un programma denso di contenuti e con una base giuridica che proponga una riforma della giustizia: questo siccome la legittima difesa è stata così strenuamente, almeno visivamente, sollecitata dai pochi parlamentari afferenti a questa formazione politica. E questo anche poiché molti giuristi fanno parte di questi eredi della fiamma.
    L’idealismo non basta.

Di Federico Altea

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