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A due anni dal promesso addio, Renzi e Boschi in prima linea

La vignetta irriverente della pagina Le più belle frasi di Osho, oggi, suscita una riflessioncina.

Due anni fa, in occasione del referendum costituzionale che proponeva di modificare sostanzialmente l’assetto parlamentare della Repubblica, Renzi e Boschi promisero esplicitamente di ritirarsi dalla vita pubblica, per altri lidi lavorativi, tutti da esplorare, sicché la passione politica loro è piuttosto risalente.

Tanto da lasciare buchi sul CV tali, forse da aver fatto temere ai succitati che fosse poi un po’ difficile trovarsi un lavoro (vero). E spaccarsi la schiena a portarlo avanti, per portare la pagnotta a casa.

La cosa comica, però, è che quando qualcuno attacca Renzi su questo punto, lui risponde, aggredendo, che lui è stato eletto Senatore! E quindi lo deve ai suoi elettori. Sorvoliamo sulla nauseabonda querelle se si sia trattata di elezione o nomina, con le liste bloccate o semibloccate, e pure sul fatto che la Boschi sia perfino riuscita a farsi eleggere in un territorio, quello di Bolzano, a lei se non sconosciuto, poco ci manca.

Renzi sarebbe stato eletto anche con le preferenze, è ovvio:

la notorietà assurta da presidente di provincia, da sindaco di Firenze, e soprattutto da Premier porta automaticamente migliaia di elettori a vergare le cinque lettere del suo facile cognome.

Il fatto che a parlare sia proprio il signore che voleva rendere il Senato una camera consultiva formata da persone non elette

per la carica di senatore, è emblematico della pochezza della risposta a fronte delle giuste rilevazioni che gli si muovono. Queste, infatti, sottolineano come ormai due anni fa il Senatore Renzi avrebbe dovuto adempiere alle sue promesse di levarsi dal proscenio politico. Com’è arcinoto, invece, quello dell’ex segretario PD si è rivelato un marinaresco impegno.

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