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De Luca: il rais della Campania che vuole arrestare tutti

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Oltre ai disastrosi effetti lasciati dalla pandemia da covid-19 nel settore sanitario e nel tessuto socioeconomico italiano, questo virus è stato anche il palcoscenico del più squallido protagonismo politico.

di Gabriele Tebaldi

Abbiamo visto infatti un Primo ministro che a colpi di atti amministrativi ha deliberatamente snobbato l’iter legislativo previsto dalla Costituzione italiana, preferendo al Parlamento, le conferenze stampa a reti unificate in prima serata.

Abbiamo visto conclamati virologi monopolizzare i palinsesti televisivi per rilasciare personalissime opinioni, spacciate come verità scientifiche, puntualmente smentite nel giro di pochi giorni (ve lo ricordate Burioni da Fazio?).

Abbiamo infine assistito alla sovraesposizione mediatica delle amministrazioni locali, con conseguenti bracci di ferro improvvisati con il governo centrale, spesso con il fine di ottenere una facile vetrina politica. Tra questi un posto d’onore deve essere sicuramente assegnato a Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania, in piena fibrillazione per l’inzio della fase 2.

In nostri precedenti articoli

abbiamo fatto notare come la strategia governativa fosse incentrata sulla totale deresponabilizzazione in merito al contenimento del virus. Responsabilità che invece veniva completamente caricata sulle spalle dei cittadini. I continui appelli alla prudenza da parte del premier Conte, ribaditi nell’ultima conferenza stampa, hanno infatti creato uno schema narrativo volto a dipingere la seguente situazione: da una parte i governanti come delle comparse trovatesi lì per caso a gestire una crisi di cui non hanno colpe, dall’altra i governati come una massa di indisciplinati scolaretti pronti a infrangere le regole alla prima occasione. Ecco, De Luca pare aver fatto sua questa narrativa, caricandola però di una componente totalitaria.

Ci ricordiamo per esempio l’aggressività con cui De Luca aveva minacciato di chiudere i confini della Campania ai cittadini che a inizio marzo intendevano farvi ritorno. Una fuga che era stata causata, non già dall’indisciplina delle persone, ma da una comunicazione sgangherata da parte dell’esecutivo italiano. Tuttavia per De Luca, i colpevoli sono sempre e solo i cittadini. Come quando paventò l’utilizzo di un lanciafiamme per scongiurare le feste di laurea.

Immaginiamo se una simile uscita fosse stata fatta da un amministratore di centro destra. Apriti cielo, il mainstream avrebbe parlato di violenza fascista, invocando l’applicazione della legge Mancino. E invece se a dirlo è il piddino De Luca, il lanciafiamme va inteso come simpatica e folkloristica boutade, complice forse l’aspetto caricaturale del Presidente della Campania, inquadrato magistralmente dall’imitazione di Crozza.

Infine, l’ultima grottesca uscita

Ho trovato gente che faceva footing in mezzo alle famiglie e questo non è possibile. E non c’erano a fare footing ragazze toniche con fuseaux, io ho trovato vecchi cinghialoni della mia età che andavano a correre senza mascherine.

Una dichiarazione impregnata di becero sessismo, passata anche questa mediaticamente come un’innocente battuta di un personaggio pittoresco. E invece si tratta di un ragionamento di una gravità mostruosa. Oltre al sessismo conclamato (dove sono tra l’altro tutti quelli che si sono indignati per i presunti insulti alla Botteri?), questa frase evidenzia quello che era già in parte chiaro prima: il disprezzo di De Luca verso il popolo.

Un popolo che deve essere educato con chiusure di confini, lanciafiamme e additato con aggettivi infamanti. La traduzione in legge di questa concezione è un qualcosa che ricorda da vicino i provvedimenti tipici delle più strambe dittature conosciute nella storia, da Amin Dada a Bokassa. Nell’ultima ordinanza della Regione Campania infatti l’attività fisica è consentita solo dalle 6 alle 8:30 del mattino. Come se il virus fosse meno propenso alla diffusione nelle prime ore del mattino.

La Campania diventa così

molto simile allo stato libero di Bananas, quello della celebre pellicola di Woody Allen, dove il dittatore di turno imponeva ai cittadini di cambiarsi la biancheria ogni 30 minuti.

Eppure tutta questa rabbia, tutta questa aggressività di De Luca nei confronti di quelli che alla fine sono suoi potenziali elettori, potrebbe essere nient’altro che uno squallido sotterfugio per nascondere sotto al tappeto la vera colpa per la diffusione del covid-19: ovvero i tagli indiscriminati alla sanità pubblica.

Riportava a tal proposito l’Antidiplomatico, citando il portale Truenumbers.it che

La regione Campania è stata quella che ha ridotto di più la spesa per il personale nella sanità dal 2009. Se alcune regioni hanno risanato i conti in deficit tagliando la spesa generale, la Campania si è concentrata in gran parte su medici e infermieri.

La Campania è – prosegue l’analisi – la regione che più di tutte ha tagliato le risorse per pagare il personale dipendente, in gran parte medici e infermieri naturalmente. Dal 2009 al 2018 il calo è stato di ben il 19,7%. Si è scesi da 3 miliardi e 265 milioni a 2 miliardi e 590 milioni del 2017, risaliti poi di circa 31 milioni nel 2018, primo anno con un piccolo incremento. Mediamente in Italia il calo è stato del 3,9%, e in diverse regioni c’è stato invece un aumento.

Ancora l’Antidiplomatico

citava un un articolo del gennaio 2017 (con De Luca già Presidente), del quotidiano Il Mattino, evidenziando cosa abbia prodotto il commissariamento della sanità campana

Null’altro che un Piano di risanamento contabile che ha agito con la scure, e senza andare troppo per il sottile, indiscriminatamente, su tutte le voci di spesa della sanità regionale.

Spesso in maniera ragionieristica – e senza alcuna valutazione di merito riguardo ai servizi essenziali, ai reali sprechi, salvaguardando quello che funzionava per gettare alle ortiche ciò che era inutile, ovvero ridondante e inappropriato – i tagli hanno colpito duro il personale, la spesa farmaceutica, le forniture di beni, servizi, le tecnologie, gli investimenti di edilizia sanitaria, il budget dei centri accreditati. Tutto è finito nel tritacarne che serviva per il pareggio di bilancio nel superiore interesse della tenuta dei conti pubblici.

Ecco il cinghialone, ovvero un animale con poco cervello che si scaglia con forza contro qualsiasi cosa, è stata proprio quell’amministrazione locale che si è scagliata con scarsa intelligenza contro il sistema sanitario pubblico.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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