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Dal prelievo forzoso al prelievo coatto: hanno trasformato la colpa del debitore in quella dell’untore

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Sembra esserci un fattore costante che lega tutta la storia della II Repubblica, dai primi anni ’90 ad oggi: la capacità di scaricare sulle spalle dei cittadini le responsabilità della classe politica.

di Gabriele Tebaldi

E’ un esercizio divenuto routine per quasi tutte le maggioranze che si sono alternate in questi ultimi trent’anni, supportate da un clero mediatico ormai destituito di qualsiasi velleità critica nei confronti del potere, ma divenuto mero strumento di cassa di risonanza dello stesso.

I cittadini sono diventati così lo scarica barile preferito delle colpe di politici responsabili di errori palesi che vanno dalla sottoscrizione ad occhi chiusi di trattati internazionali lesivi degli interessi nazionali, fino alla gestione strampalata di una pandemia. Oggi più che mai si può scorgere questo fil rouge che unisce temi apparentemente slegati quali il debito e la diffusione di una pandemia.

In entrambi i casi il colpevole indicato dalla classe politica e dai media è sempre e soltanto uno: il cittadino o l’insieme di essi.

Vi ricordate per esempio la litania evergreen sull’ “alto debito pubblico che ci costringe all’austerità e che è frutto dell’aver vissuto al di sopra delle nostre capacità”? E così improbabili idraulici evasori, baristi che non fanno scontrini e professori precari che elargiscono ripetizioni private in nero sono diventati i principali responsabili della tremenda colpa del debito.

Per un curioso scherzo del destino, tra l’altro, “debito” e “colpa” sono tradotti con la stessa parola in tedesco: “schuld”. Un segnale abbastanza evidente sulla sudditanza culturale della nostra classe politica.

L’idraulico evasore è diventato così il principale responsabile della crisi del debito italiana. Eppure non sarebbe così difficile osservare come diversi economisti, anche premi Nobel, affermino in tutta serenità che un debito pubblico alto è del tutto ininfluente se gestito con moneta sovrana e se la bilancia commerciale del Paese e il livello dei risparmi privati sono in buona salute. Di queste tre componenti l’Italia ha solo più le ultime due, mentre la prima è stata ceduta proprio da quella classe politica che additava l’idraulico come criminale.

Il prelievo forzoso dai conti correnti

è stato il frutto emblematico di questa campagna di fango condotta dal Governo di allora contro i cittadini. Il 6×1000 prelevato in notturna dai conti correnti dei cittadini italiani, per una colpa che non poteva essere loro.

Poco meno di trent’anni dopo la sceneggiatura si replica. C’è un colpevole e c’è un male che si diffonde tra la collettività: non è più il debito, ma il Covid-19.

Il Governo Conte si affida alla stessa strategia dei suoi predecessori: scaricare sul cittadino la colpa della diffusione della pandemia. E così le passeggiate sono state dipinti come le più gravi violazioni della stabilità sociale. I podisti sono stati descritti come dei potenziali genocidi. Infine è arrivata la caccia agli asintomatici positivi.

Esattamente come per sanare il debito è stato adottato un prelievo forzoso, per sanare la pandemia viene attuato un prelievo coatto dei cittadini dalle proprie abitazioni.

Lo scorso 10 luglio, per esempio, un cittadino positivo al Coronavirus è stato prelevato di forza dalla sua abitazione e portato in ospedale. Sulla stessa lunghezza d’onda il Presidente della Regione Emilia Romagna Bonaccini che aveva dichiarato senza mezzi termini: “Scoviamo i positivi casa per casa e li isoliamo“. Metodi da rastrellamento in tempo di guerra.

Il contagiato dunque non è vittima del lassismo delle nostre istituzioni che, tra gennaio e marzo, hanno perso tempo in campagne anti razziste come “abbraccia un cinese”. Con un subdolo stratagemma scarica barile, il contagiato è divenuto l’unico colpevole della diffusione del virus.

Debito e virus sono dunque due fardelli che pesano sulla classe politica peggiore della storia italiana, quella della II Repubblica.

 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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