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Nostalgici di Tito imbrattano la memoria delle foibe

Qualche vandalo ha imbrattato il muro che si affaccia sul Parco dei Martiri delle Foibe a Udine.

Abbiamo per ora chiamato Vandalo l’autore delle scritte offensive nei confronti dei martiri delle foibe facendo riferimento alla popolazione barbara che agli inizi del quinto secolo dopo Cristo mise a ferro e fuoco la città di Roma. Le scritte fatte con vernice nera sono tutto un programma: “Né vittime né martiri, solo fascisti e spie”.

Di simili gesti altamente “intelligenti” ne sono stati fatti anche in precedenza. Prima nel Vicentino dove un “bontempone” ha scritto sulla targa che ricordava il sacrificio dei nostri martiri innocenti “troppo pochi”, in seguito a Genova nel parco di Staglieno una vernice, questa volta rossa, ha imbrattato la sacralità del sito in memoria delle Foibe. Qualcosa ci dice, vista la scarsa conoscenza della storia di questi individui semi analfabeti che coloro che hanno osato imbrattare il ricordo di vittime innocenti del Comunismo militante, siano ancora in qualche modo presi da nostalgia del compagno Lenin e da tutto quello che il Comunismo ha purtroppo rappresentato per l’umanità intera.

La scritta contro le foibe comparsa a Udine

La retorica della Resistenza ha nascosto gli orrori delle foibe

Il negazionismo storico fatto annualmente dalle associazioni partigiane

Ottanta milioni di vittime stimate sono forse solo una parte di quello che i seguaci di Carlo Marx hanno avuto il coraggio di compiere ai danni dell’umanità. Nonostante questa verità lapalissiana fatta di odio, violenza e feroce repressione, i Comunisti italiani si sono permessi con l’avvallo del Comitato di Liberazione Nazionale di riversare i loro cosiddetti valori nella società italiana del dopoguerra. Tanto che più volte nessuno tra i vertici dello stato si è fatto scrupolo di imporre a noi i cosiddetti “valori della Resistenza”in nome di non si sa bene quale libertà, senza permettere a chi la pensava in maniera diversa di provare a esporre le sue ragioni. Che fine abbia fatto il Comunismo ormai da decenni lo sappiamo con intere popolazioni che hanno fatto cadere a furor di popolo le statue del compagno Lenin.

Il Comunismo vero lo troviamo ancora e soltanto in Corea del Nord un paese che pur di difendere il suo potere sulla popolazione inerme non si farebbe problemi a far scatenare un conflitto atomico. Eppure nel nostro bel paese, di Comunisti nostalgici ce ne sono ancora…infatti il cancro anche se espulso e sradicato può sempre ritornare. Comunisti il cui tratto comune è l’ignoranza crassa su quella che è la storia del nostro paese, ignoranza su cui hanno da sempre fatto affidamento i regimi totalitari del socialismo reale. Simili idioti, rappresentanti della più grande organizzazione criminale della storia umana, sapendo di farla franca si sentono in diritto di insultare la memoria di migliaia di martiri innocenti tra cui anche donne e bambini…altro che spie e fascisti, perché tanto nessuno andrebbe a casa loro a chiedere conto delle loro azioni vili come  vili sono i rappresentanti più genuini del Comunismo militante.

Pertini, Tito e quella politica connivente

Ricordiamo poi come nel 1982 il nostro compianto Presidente Sandro Pertini andò ai funerali di Tito, la qual cosa, indipendentemente da foto più o meno fake che lo vedono baciare la bara del compianto carnefice di cui non ci occupiamo per serietà professionale, resta il fatto di una incredibile caduta di stile di chi avrebbe dovuto rappresentare un popolo nella sua interezza compresi i profughi della Venezia Giulia e della Dalmazia. Ma forse allora le foibe non si conoscevano ancora? Stentiamo a crederlo soprattutto in chi rappresentava una nazione intera. Comunque anche per questo motivo, per replicare e tono alle scritte disdicevoli comparse sulle memorie degli infoibati avremmo dovuto intitolare l’articolo così: “Comunisti? Solo feccia maleodorante dell’umanità”, una risposta proporzionata a chi ha avuto l’ardire di parlare di fascisti e spie ma soprattutto indignata per la criminale malafede di chi sarebbe ora sparisse definitivamente dalla faccia della terra.

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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