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Altro che Orban, i veri autocrati sono a Palazzo Chigi

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C’è un Governo, non passato al vaglio delle elezioni, che, nel gestire la più grande crisi degli ultimi cinquant’anni, oltre alla limitazione della libertà di circolazione, decide di intervenire in maniera netta anche sulla libertà di espressione ed informazione.

di Gabriele Tebaldi

Attraverso un atto ministeriale si istituisce una commissione composta per lo più da giornalisti di chiara estrazione politica filo governativa e la si incarica di monitorare attentamente le notizie nel web inerenti alla crisi sanitaria in corso. L’obiettivo è quello di bloccare sul nascere la diffusione di notizie false o non corrette in coordinamento con la massima autorità per le comunicazioni (Agcom) e aziende private multinazionali che gestiscono le piattaforme social più frequentate.

Descritto così, questa commissione per la Verità potrebbe essere ragionevolmente ascrivibile a qualche paese che si trova fuori dal raggio delle democrazie liberali ed occidentali. Se si trattasse di un indovinello, la maggior parte delle persone potrebbe azzardare che sia la Russia, l’Ungheria o l’Iran. E invece si tratta dell’Italia.

Il sottosgretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

Andrea Martella, ha recentemente annunciato l’istituzione di un’Unità di monitoraggio per il contrasto alla diffusione di fake news relative al Covid-19.

Era un passaggio doveroso, a fronte della massiccia, crescente diffusione di disinformazione e fake news relative all’emergenza COVID-19. Come ho spiegato ed annunciato nei giorni scorsi, ho firmato il decreto che istituisce presso la presidenza del Consiglio dei Ministri questa task force che d’ora in avanti avrà vari compiti: dall’analisi delle modalità e delle fonti che generano e diffondono le fake news, al coinvolgimento di cittadini ed utenti social per rafforzare la rete di individuazione, al lavoro di sensibilizzazione attraverso campagne di comunicazione.

Tutto questo in stretta collaborazione con Agcom, Ministero della Salute, Protezione Civile ed avviando partnerships con i soggetti del web specializzati in fact-checking, i principali motori di ricerca e le piattaforme social. Dal Governo arriva dunque una risposta all’insidia della disinformazione che indebolisce lo sforzo di contenimento del contagio”.

Riferisce Martella.

La squadra di “esperti” sarà composta

da una serie di giornalisti, tra cui: Riccardo Luna, Francesco Piccinini, David Puente, Ruben Razzante, Luisa Verdoliva, Roberta Villa, Giovanni Zagni e Fabiana Zollo. Si tratta di giornalisti e divulgatori di chiare simpatie filo governative.

Ora, senza correre il rischio di sembrare eccessivamente allarmisti, tale iniziativa può essere ragionevolmente descritta come il più grave tentativo di attacco alla libertà di espressione ed informazione mai provato nella storia repubblicana italiana.

In primo luogo perché questa Unità istituita ad hoc esautora ulteriormente il ruolo del Parlamento come istituzione centrale della nostra Repubblica che è, per l’appunto parlamentare e non presidenziale. Che quest’unità debba rispondere al Governo e non al Parlamento è forse tra gli aspetti più gravi ed inquietanti. Quante volte abbiamo infatti sentito la nostra stampa mainstream inveire contro la presunta usanza russa nell’utilizzare esperti dell’informazione a servizio del Governo? Permettere che l’esecutivo abbia gli strumenti per dettare l’agenda dell’informazione è un atto dai tratti fortemente autoritari.

In secondo luogo

c’è da sottolineare l’assoluta irragionevolezza nell’inasprimento di norme che già esistono nell’ordinamento giuridico italiano. La diffusione di notizie false e notizie false a mezzo stampa costituiscono reati già presenti e puniti nel codice penale italiano. Quale motivo dovrebbe portare l’esecutivo ad andare oltre il codice Rocco?

C’è poi un aspetto pratico che dovrebbe negare senza dubbio la necessità di una tale unità di monitoraggio: ovvero il comportamento degli italiani a fronte della diffussione di eventuali notizie false. Se, come ci vuol far credere Martella, l’Italia fosse davvero inondata di notizie false sul Covid-19 e la popolazione non avesse gli anticorpi per affrontarle, ci dovremmo ritrovare in una situazione di caos sociale. Norme non rispettate, assembramenti e spostamenti fuori dai decreti. Eppure, finora, le sanzioni per mancato rispetto delle leggi per il contenimento del Covid-19 hanno colpito appena il 3% della popolazione italiana.

Una percentuale irrisoria, che dovrebbe dimostrare l’assoluta capacità degli italiani nel saper gestire una situazione di crisi senza farsi travolgere da eventuali notizie fuorvianti.

A questo punto si collega un ultimo ragionamento

Ovvero che l’unico comportamento generalizzato che ha davvero messo a rischio il contenimento del virus si è verificato alla stazione di Milano qualche settimana fa, con la fuga verso casa da parte di numerosi cittadini. Una situazione spiacevole riconducibile ad una comunicazione governativa del tutto fallace.

Oppure che dire di quei virologi portati su un palmo di mano dal partito che detiene attualmente i ministeri chiave e che a febbraio inoltrato dicevano apertamente in televisione che il rischio di Coronavirus in Italia era zero?

Ci risulta difficile credere che quest’unità di controllo, proprio perché al servizio di un Governo in difficoltà, possa utilizzare criteri non politici nel stabilire la veridicità di un’informazione.

Perciò mettiamo in guardia i cittadini di fronte a quello che a noi pare esserre il più grande attacco alla libera informazione in Italia.

 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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