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I grandi nomi del Pd si sciolgono al sole

Soffocati da questo caldo particolare di luglio inoltrato, ma sopratutto dagli scandali della malagestione, della mancanza di corretto modo di porsi con la cittadinanza, addirittura dall’illegalità della loro elezione (Piemonte), alcuni grandi del Partito democratico sono destinati a sciogliersi al sole.

Parliamo ancora di Marino, Crocetta e Chiamparino.

L’ultimo, però, ha il pieno sostegno dell’establishment e del premier. Già sindaco delle olimpiadi invernali (scusa per spendere e spandere fottendosene del debito), già presidente di Compagnia di San Paolo (per poco tempo, per la fortuna delle sue casse), ora governatore piemontese eletto anche grazie alla lista presentata con liste palesemente false. 

Marino e Crocetta, invece, hanno subìto l’abbandono da parte del premier e viaggiano da soli, in una completa autonomia e, spesso, ridicolaggine. Ogni giorno le loro malefatte fanno perdere punti al Partito democratico.

Ieri il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha detto ad una contestatrice dai capelli bianchi di connettere i due neuroni che ha in testa, prima di parlare. Accompagnando alla frase la gestualità: ha unito platealmente i suoi due indici. La signora si lamentava dell’aumento, certificato, di furti e scippi nella città. Mentre la fontana di Trevi è invasa da colonie di ratti, così la giunta capitolina, non certamente pulita, vede un continuo rimpasto, che denota un’instabilità di fondo nelle istituzioni della capitale.

Putroppo le critiche che arrivano dall’opposizione giungono da voci non certo sempre moderate ed educate, come quello Storace che gli dà del cafone, quando si era messo a dire alla centenaria luminare Montalcini che le avrebbe recapitato a casa un paio di stampelle. O le critiche di Santanché, che sbraita nell’arena televisiva da decenni, stando perfettamente a suo agio tra le volgarità del tubo catodico. Marino suggerisce, però alle destre di ritornare nelle fogne, (testuali parole), credendo così di potere smorzare il dibattito con l’opposizione (troppo blanda) del centrodestra e acuendo con un comportamento ai limiti dell’isterismo, i problemi suoi e della città, che la sala del Consiglio comunale dovrebbe perlomeno di cercare di discutere.

Il personaggio Crocetta, presidente della regione Sicilia, poi, è tutto una comica. Asserragliato nella sua casetta di sessanta metri quadrati, apre la porticina per dire qualche dabbenaggine a giornalisti selezionati. Parla di golpe riferendosi alla volontà di sostituirlo alla guida della Regione. Tutti sanno che non trattasi di un golpe, ma di un’epurazione interna. Come mai il giornale Espresso, del gruppo De Benedetti, così politicamente vicino ad una certa corrente forte del Partito democratico, ha ottenuto le intercettazioni (ambientali come dice Crocetta, oppure telefoniche?) del governatore? Un cronista ha integrato una serie infinita di reati introducendosi, nottetempo, in procura per entrare in possesso di documenti segreti? Ci sarebbe da stimare il coraggio, ma così non è andata.

I mirabili cronisti dell’Espresso, difesi a spada tratta dal loro direttore, hanno evidentemente ottenuto dalla mano stessa di chi ne aveva la disponibilità le incriminate carte. Fatto gravissimo, nel quale la giustizia, ammanicata e connivente, si ingerisce nel potere politico. La separazione delle carriere che più dovrebbe premere il legislatore, lo ribadiamo ancora una volta, non è quella fra pm e giudice giudicante, bensì fra giudice e politico!

Intercettazione ambientale o telefonica che fosse, il silenzio di fronte ad una frase come quella del medico Tutino, con cui il governatore omosessuale si è affrettato a smentire una tresca sessuale “i borghesi non mi piacciono”, è un silezio assordante. Parole inutili, invece, tante. Tra le quali quelle con cui annuncia la sua non-dimissione, per non darla vinta ai cosiddetti golpisti. Non si rende conto che non è un capo di stato, quindi niente golpe, ma solo un’epurazione ordinata dagli alti papaveri del suo partito, tra i quali lui non è più annoverato.

Di Redazione Elzeviro.eu

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