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Sky vs Mediaset: una guerra tra colossi alle spalle dei cittadini

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La conquista dei diritti televisivi, soprattutto sportivi, si sta trasformando in una terza guerra mondiale, combattuta a suon di milioni e miliardi di euro. E’ una battaglia globale ma che nella nostra penisola vede fronteggiarsi due colossi, Sky e Mediaset, padrone incontrastate di un mercato che dovrebbe essere aperto a ben più operatori. La sanguinosa guerra è ormai una lotta per le “esclusive“, ovvero l’acquisizione completa e l’impossibilità per la concorrenza di trasmettere lo stesso programma in diretta. Un punto fondamentale perchè va a scapito ovviamente di noi cittadini, costretti a valutare un’unica e probabilmente dispendiosissima offerta.

Un’infausta conseguenza cui aveva cercato di porre rimedio la legge Melandri, che prevedeva l’impossibilità da parte di un solo operatore di acquisire in esclusiva tutti i pacchetti relativi alle dirette, salvo infrangerla attraverso i soliti cavilli e mezzucci facilmente reperibili da parte di colossi dotati di mortiferi uffici legali. Così dopo che Sky ha strappato la Formula 1 e la Moto Gp dalla ricezione gratuita, rispettivamente di Rai e Mediaset, ora vuole surclassare il Biscione di Cologno Monzese. Quest’oggi l’azienda di Rupert Murdoch (foto) ha presentato un esposto verso la Lega Calcio con l’intenzione di far rispettare le regole del bando per l’assegnazione dei diritti della Serie A per il triennio 2015-2018. Un affare da oltre 1 miliardo di euro che ovviamente fa venire l’acquolina in bocca a simili colossi della televisione.

Il punto fondamentale non è tanto capire chi in questo caso abbia torto tra le due contendenti (anche se l’offerta di Mediaset per il pacchetto risulta contraria alle regole del bando), ma perché lo Stato e i cittadini debbano recitare la parte di silenziosi giullari con tanto di campanellino sulla punta dei calzari. Perché due simili mostruose creature hanno il potere assoluto su un mezzo di comunicazione, la televisione, che dovrebbe rappresentare la libertà d’informazione per ciascuno di noi? Per l’assenza di una decisa legislazione anti trust noi dobbiamo subire un’offerta di programmazione dai costi sicuramente più alti di quello che si presenterebbe di un mercato formato da più operatori (economia base).

Subiamo così un’informazione decisamente schierata (all’interno di entrambi i colossi le influenze politiche ai piani alti sono decisamente marcate), ma soprattutto non abbiamo la possibilità di scegliere un’alternativa.

L’unica alternativa a tutto questo è lo schermo spento. 

Con sentenza 15 giugno 1972 n. 105 la Corte costituzionale ha stabilito che “Esiste un interesse generale alla informazione – indirettamente protetto dall’articolo 21 della Costituzione – e questo interesse implica, in un regime di libera democrazia, pluralità di fonti di informazione, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle idee“. Valutino i gentili lettori quanto la parola dello Stato si discosti dalla realtà dei fatti.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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