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Risparmio di spesa pubblica? Eliminiamo le Regioni!

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Corpulente e non vogliono saperne di mettersi a dieta. Le Regioni italiane, nell’ultimo decennio, hanno speso circa 90 miliardi di euro in più, in gran parte nella sanità, circa 50 miliardi di euro.
A fronte di un aumento dell’inflazione di circa il 25%, la crescita della spesa nello stesso periodo è stata di circa il 75%. Negli ultimi bilanci, le uscite complessive delle Regioni hanno superato i 210 miliardi di euro. Numeri non contestabili, perché emersi da una analisi dei bilanci condotta dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, e sono utili a far capire a tutti come, anche in assenza di condotte allegre, sia proprio la struttura di tali enti “ibridi” ad avere un’intrinseca voracità.
Il problema vero e proprio non è tanto la gestione allegra, ma tutta la complessa macchina burocratica che fa acqua da tutte le parti. Nello studio si legge che il segretario della CGIA di Mestre afferma che l’Italia ha assunto un assetto istituzionale decentrato dovuto all’approvazione della riforma del Titolo V della Costituzione avvenuta nel 2001. Prima della riforma i poteri delle Regioni erano esplicitamente citati nella Costituzione, mentre lo Stato aveva la competenza su tutte le altre materie. La riforma del 2001 ha capovolto la situazione: lo Stato è titolare di alcune materie espressamente citate nella Costituzione, come la giustizia, la difesa, la politica estera, mentre alle Regioni sono stati attribuiti i poteri su tutte le altre funzioni non esplicitamente riservate allo Stato.
Quindi questo aumento sproporzionato della spesa delle Regioni è imputabile al nuovo ruolo istituzionale conferitogli, e dalle nuove competenze assunte. In primis la gestione e l’organizzazione della sanità, ma anche dell’industria e del trasporto pubblico locale. Vi sono materie nelle quali le Regioni hanno oggi poteri esclusivi, come l’artigianato, l’agricoltura, il commercio, la formazione professionale, il turismo e l’ambiente, mentre prima dovevano sottostare ai limiti normativi dello Stato.
Dal rapporto dell’Associazione Artigiani e Piccola Impresa, emerge poi il peso di altre due voci, spesso occultate dai giornalisti: i costi socio-sanitari di cui le Regioni hanno dovuto farsi carico a seguito dell’invecchiamento della popolazione, e per finanziare le misure a sostegno della popolazione straniera giunta nel nostro Paese. Infatti si nota una crescita esponenziale della spesa relativa all’assistenza sociale pari a quasi il 150%! Quindi la differenza tra virtuose o viziose, cambia poco, le Regioni mangiano soldi comunque e ovunque. E’ giusto si che i disonesti vengano “rottamati“, ma non basta, per risanare il tutto bisogna “rottamare” anche la barca, quindi da questa analisi ne deduciamo che il vero risparmio della spesa pubblica si otterrebbe con la revisione della legislazione delle Regioni, ma meglio ancora con la loro totale e completa soppressione.

di Luigi Cortese 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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