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Il Pil a crescita zero è l’ultimo regalo di Gentiloni, ecco perché

La diffusione degli ultimi dati, allarmanti, relativi al Pil italiano ha innescato una risposta compatta, diffusa a reti unificate che ha trovato nell’attuale Governo l’unico colpevole della vicenda.

I dati, soprattutto economici, sono diventati una vera e propria arma dialettica. Quello che un tempo era l’ipse dixit medievale, ovvero la citazione di una persona colta e rispettabile per smentire l’opinione altrui, oggi è stato rimpiazzato da una valanga di dati.

I dati come fonte di verità assoluta

Numeri, cifre, percentuali che la società moderna ha ormai eretto a totem della verità. Alla stregua di un feticcio, l’ultimo dato aggiornato accessibile al pubblico, subito viene circondato da una folla di fedeli, in posa mistica rispetto a quello che, a torto, è ritenuto fonte di verità assoluta.

Come il fratello maggiore che svela al più piccolo l’inesistenza di Babbo Natale, così siamo costretti a recitare il ruolo cinico di chi apre gli occhi su una realtà molto più complessa: i dati non sono la verità. I dati, qualsiasi essi siano, sono uno strumento che, se ben utilizzato, può rendere meno impervio il cammino della ricerca. Se gli stessi dati fossero invece mal interpretati ecco che si trasformerebbero subito nel miglior alleato del più disprezzabile tra i bufalari. Fatta questa doverosa premessa, proviamo ad analizzare l’ultimo dato fornito dall’Istat sul Pil, prodotto interno lordo, italiano.

Il Pil italiano non cresce o è un’illusione numerica?

Secondo l’Istituto nazionale di statistica il Pil italiano dell’ultimo trimestre avrebbe avuto un tasso di crescita pari a zero. Notizia che ha scatenato il finimondo tra i banchi dell’opposizione. Matteo Renzi e il suo fido economista Luigi Marattin hanno cinguettato entusiasti, affermando come la crescita zero sia la prova manifesta dell’incompetenza gialloverde. Tronfi del fatto di avere un inconfutabile dato a riprova di ciò. Stessa cosa è stata fatta da alcuni quotidiani, tra cui Il Giornale che nella critica all’esecutivo sta perfino superando gli organi di stampa del Partito Democratico.

Il tweet al veleno dell’ordoliberista Luigi Marattin

 

Tutti certi di essere dalla parte del giusto, perché c’è un numero pronto a parlare per loro. Tuttavia, come detto prima, il dato, se letto male, diventa la migliore arma del peggiore dei bufalari. E infatti, in questo caso, il dato sul Pil ha annebbiato la vista e l’intelletto delle persone sopraelencate. Innanzitutto occorre sottolineare come il dato diffuso dall’Istat non sia in termini assoluti, ma si tratti di un tasso di crescita. Come si può apprendere alle prime lezioni di matematica della scuola elementare, il tasso di crescita è tale perché rapportato ad un’altra grandezza. La crescita non è mai assoluta, ma si ottiene sempre rispetto ad un parametro precedente.

In questo caso la crescita del Pil trimestrale, calcolata dall’Istat, è ovviamente rapportata alla crescita del trimestre precedente. Quindi il dato potrebbe essere letto così: il Pil cresce come nel trimestre precedente. Nessuno sbaglierebbe, ma la notizia avrebbe ovviamente tutt’altro significato.

Tutta l’Europa rallenta, ma è sempre colpa dei gialloverdi

La necessità di un’attenta lettura del dato viene dimostrata da un ulteriore analisi. Leggendo meglio ciò che dice l’Istat viene fuori che paragonando lo stesso periodo del 2017, il Pil italiano non è fermo, bensì è cresciuto dello 0,8%. Non una gran cifra e comunque al di sotto delle aspettative che lo davano all’1%, ma in ogni caso in crescita rispetto all’anno precedente. C’è anche da dire che il rallentamento è comune a tutta l’Unione europea, dove la crescita si è attestata su uno 0.2%, e il tasso di crescita italiano si situa proprio poco al di sotto.

Se non c’è il delitto, non c’è il colpevole, si potrebbe dire, ma come un film degno di rispetto, anche questo dibattito ha un finale a sorpresa. Perché se mai ci fosse da addossare la colpa di una crescita, che non è a zero, ma che è comunque modestissima, questa non ricadrebbe sull’attuale esecutivo.

La nanocrescita è l’ultimo atto del Governo Gentiloni

Dovrebbe essere fuor di dubbio che i meriti, e demeriti, di un Governo, possano essere valutati solo a seguito dell’approvazione del primo documento di economia e finanza (def). Il vero strumento per dare un chiaro indirizzo di politica economica al Paese. Prima di allora l’andamento della macroeconomia nazionale rimane di competenza del def precedente, approvato dalla maggioranza precedente.

Paolo Gentiloni consegna la campanella, insieme a un Paese in recessione, al nuovo premier Giuseppe Conte

 

Ecco che la responsabilità ricadrebbe impietosa sul Governo Gentiloni, esecutivo che ha fatto approvare l’ultima nota di aggiornamento al def nell’aprile del 2018. Bisogna guardare unicamente a quel testo, di soli sei mesi fa,  per cercare un responsabile della nanocrescita italiana.

Di Gabriele Tebaldi

Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

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