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PD e M5S: solo un patto di non estinzione

Dietro l’alleanza tra le due forze più antitetiche dell’intero emiciclo si sono sprecate molte interpretazioni, ma la verità è che entrambi i partiti sono disposti a snaturarsi pur di evitare un probabile tracollo elettorale. Una scelta ardita, che rischia di peggiorare ulteriormente i rapporti tra la base ed il vertice.

Ormai, il traguardo sembra davvero vicino. Il premier dimissionario Giuseppe Conte, dopo un colloquio di quasi un’ora con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha accettato – con riserva – l’incarico di formare una nuova squadra di governo. Una notizia che porta ad un passo dalla concretizzazione quell’ipotesi ritenuta, fino a due settimane fa, come materiale idoneo giusto per le farneticazioni fantapolitiche da ombrellone.

A dispetto della sua condizione giovanissima però (per non dire ancora di gestazione), il nascituro appare già stracolmo di problemi, equivoci ed handicap apparentemente irreversibili. Più che tracciare un identikit del nuovo esecutivo, parrebbe opportuno sottoporlo prima ad una tac prenatale.

La differenza tra provocazione e realtà

Certo, non possiamo negare come anche questa testata, nello stesso momento in cui Salvini staccò la spina all’ormai ex governo gialloverde, si profuse nel “suggerire” ai pentastellati un simile scenario; ma lo fece con un articolo che, come è abbastanza agevole intuire da una rapida lettura, andava e va tuttora catalogato come una mera provocazione. Un po’ come quando, sarcasticamente, si può spronare una ragazza a mettersi con il suo peggior nemico, pur di far ingelosire l’ex che l’ha appena scaricata.

Un conto infatti, è fantasticare – in linea teorica – su una possibile ripicca nei confronti di chi è venuto meno agli accordi di palazzo, ha invocato la ragion di stato senza mai scendere a compromessi sulle proprie battaglie ed ha spesso umiliato l’altro contraente a fini di sorpasso elettorale. Tutt’altro discorso invece, è applicare davvero una logica così adolescenziale, senza contestualizzarne l’empio significato politico.

Le tesi sull’inciucio

Naturalmente i leghisti oggi hanno gioco facile ad usare epiteti come governo del tradimento, dal momento che si ritrovano con un pugno di mosche in mano (fuori dal governo e senza elezioni in vista). Eppure, al netto di una frustrazione di parte, o di partito, la realtà non è poi così lontana. Quello che va formandosi è un orizzonte tetro, in cui le due forze più antitetiche dell’emiciclo parlamentare, le stesse che si sono ripudiate con inaudita ferocia verbale negli ultimi anni, sotterrano di punto in bianco l’ascia di guerra.

E come mai di punto in bianco? Le tesi sostenute sono di diversa natura e ognuno è libero di credere a ciò che preferisce. C’è chi sostiene la tesi della responsabilità istituzionale, la quale imporrebbe di non lasciare un paese alla deriva e senza governo a ridosso della manovra finanziaria. C’è poi  anche chi imbraccia la Costituzione come un AK-47, scaricando addosso al prossimo raffiche di definizioni sulla repubblica parlamentare e bollando come ininfluente ogni considerazione sull’opportunità di questa unione.

Sopravvivenza politica

Matteo Renzi seguito da un perplesso Carlo Calenda

Tutte tesi molto suggestive, che si aggrappano ad una morale fatta di grande integrità, senso civico e rispetto per il dettato della Carta. Ma come sosteneva Occam, la soluzione più semplice, anche nel caso in questione, sembra essere preferibile per risolvere l’enigma rispetto a proclami arzigogolati e poco credibili: questa alleanza innaturale è dettata esclusivamente da una ragione di sopravvivenza politica.

Tanto per il PD, quanto – soprattutto – per i 5 stelle, delle elezioni a breve termine avrebbero il sapore di un più che probabile patibolo ed entrambe le parti stanno semplicemente cercando di scongiurare un simile scenario. O se non altro, di posticiparlo il più possibile, in attesa di attrezzarsi e godere di un vento più favorevole. Solo questo può spiegare le ragioni di un inciucio tra il partito di Banca Etruria e quello dei risarcimenti ai truffati delle banche; tra quello del Jobs Act e quello del Decreto Dignità (+ Reddito di Cittadinanza); tra quello dei due fronti opposti del referendum; tra quello del “i grillini sono una manica di cialtroni ignoranti” e quello del “mai con il partito di Bibbiano”.

Dissidenti e possibili scenari

Pierluigi Paragone

La prova del nove risiede nelle estreme prese di posizione di quei pochi esemplari che, al netto delle differenze ideologiche, hanno dimostrato ancora spina dorsale e coerenza, in una politica dove il compromesso conta più dei programmi: Carlo Calenda da una parte e Pierluigi Paragone dell’altra. Il primo ha rassegnato le sue dimissioni al partito, mentre il secondo ha annunciato che non voterà la fiducia ad un eventuale governo PD-M5S. Non a caso, si tratta dei due soggetti più sbeffeggiati sul web nelle ultime ora, quasi come se il rispetto verso la parola data oggi fosse un disvalore.

In poche parole sta sorgendo un governo di scopo, che tuttavia rischia di azzannarsi la coda prima del giro di boa. Se, come è probabile, un simile minestrone dovesse rivelarsi ingovernabile a causa delle inconciliabili discrepanze valoriali, i due partiti si ritroverebbero gambe all’aria, offrendo il proprio insuccesso come apripista ad un consenso plebiscitario per Salvini. La base del PD storce già il naso e la scissione dei renziani è dietro l’angolo, mentre i pochi accoliti rimasti ai grillini potrebbero mostrare a breve la loro insoddisfazione sulla piattaforma Rousseau. Nasce come intesa di sopravvivenza, ma sembra ogni giorno di più, il miglior viatico per una reciproca estinzione.

Di Filippo Klement

Filippo Klement
Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

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