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Orrore in Belgio: Ponte medievale distrutto per far spazio alle navi commerciali

In diverse occasioni, soprattutto nel corso degli ultimi due secoli, Storia e Mercato sono venuti a cozzare profondamente l’una contro l’altro: la Bellezza, i ricordi e la pregnanza umana della prima contro il funzionalismo utilitaristico del secondo.

Una battaglia aspra, con fazioni schierate dall’una e dall’altra parte, alacri sostenitrici della propria sponda, venuta in essere all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale soprattutto dall’Ottocento in poi per diversi motivi: il progresso immane del modello capitalista, e con esso del libero scambio internazionale; l’attenzione sempre più forte verso i reperti storici; la conoscenza di questi ultimi da parte dell’opinione pubblica grazie alla capacità sempre più mondiale di diffondere facilmente notizie ed immagini.

Un nuovo capitolo di questa pugna

è stato scritto causticamente all’inizio del mese di agosto: nella città di Tournai, in Belgio, il famoso “Pont des Trous” – risalente all’ultimo Medioevo, fra XIII e XIV secolo, e peraltro patrimonio mondiale dell’UNESCO – è stato abbattuto secondo le direttive di un progetto volto a far passare per il fiume Schelda (il cui letto verrà esteso) delle navi cargo con maggiore capacità di portata (da 1.500 a 2.000 tonnellate). Una spunta da conferire al Mercato, nella sua contrapposizione alla Storia.

L’antico Ponte dei Fori fu costruito fra 1281 e 1304 per motivi militari, ed era uno dei tre ponti militari ancora in piedi nel mondo e risalente al XIII. secolo: le sue caratteristiche arcate ogivali richiamavano lo stile gotico dell’epoca, e rappresentavano un simbolo storico di inestimabile valore per la cittadina del Belgio, una delle più peculiari di tutto il territorio e meta di turisti provenienti da tutto il mondo. Non incidentalmente, durante i lavori di abbattimento, lo shock dei cittadini non è stato indifferente.

Il ponte medievale distrutto

Il ponte era magnificamente conservato

le due torri ai lati, sin dal quando furono erette, non sono mai state toccate, ed hanno retto con tenacia all’urto del tempo e dell’usufrutto; le tre arcate centrali – quelle interessate dalla demolizione – invece avevano già subito delle ristrutturazioni, soprattutto dopo il 1940, quando gli inglesi avevano bombardato il territorio per rallentare l’avanzata dei nazisti verso la Francia (che poco dopo si sarebbe arresa ad Adolf Hitler). Ricostruite fedelmente rispetto all’originale.

I commenti su questo progetto – finanziato dalla Regione della Vallonia e dall’Unione Europea – di ampliamento del commercio fluviale si sono sprecati, e non sono mancate polemiche e contestazioni per l’abbattimento della gemma cittadina. Come riportato da Finestre sull’Arte, il giornalista e storico dell’arte francese Didier Rykner si è così espresso

Il Belgio si appresta a demolire in tempo di pace ciò che era stato parzialmente distrutto in tempo di guerra. Ed anche se la ricostruzione sarà condotta entro i termini, si tratta di un vandalismo rivoltante. Ricordiamo che il ponte è classificato come monumento storico.

Della stessa risma

le dichiarazioni di Marie-Christine Marghem, che ha accusato l’amministrazione comunale di “mancanza di empatia” rispetto alla popolazione locale

Dal momento che un abitante di Tournai vive la sua città nella gioia e nel dolore, sono qui ai piedi del Pont des Trous fin dall’alba per vedere come dei guastafeste istituzionali attaccano un monumento senza seguire un protocollo di tutela, sotto l’occhio cupo dei piccoli potentati locali. […] Innanzitutto, non vedo nessuna pietra numerata. Siamo sorpresi? E in più, nessuna parola di empatia è stata indirizzata alla popolazione, che in una consultazione popolare aveva già espresso il suo amore per le sue radici, la sua identità e la sua storia.

L’obiettivo mercatistico che il mondo politico vallone si è posto a Tournai è quello di aiutare una regione economicamente non florida attraverso un aumento quantitativo del commercio fluviale: tuttavia, per raggiungerlo hanno scelto di abbattere un monumento storico. Rispetto al quale le autorità hanno sottolineato come non si trattasse di un vero e proprio ponte medievale, ma di un suo rifacimento fedele all’originale: lo ha sostenuto Alexandre Valée, responsabile per le comunicazioni della Regione.

Lo stile con il quale verrà ricostruito

con un’altezza differente e maggiore per favorire il passaggio delle navi, è tuttora una questione di dibattito: la presentazione di un progetto moderno è stata bocciata in tronco, soprattutto dalle associazioni culturali della zona e dai cittadini, volenterosi di mantenere l’identità storica della cittadina e di uno dei suoi (fu) emblemi, e quindi è stata promessa una ricostruzione che ricalchi ciò che è stato da poco buttato giù, a sua volta fedele all’originale medievale. La ricostruzione verrà avviata nel 2020.

 

Una volta enucleati i contorni, le fattezze e le sfumature di quanto accaduto, è necessario interrogarsi proprio su di esso, facendo riferimento all’incipit: in questo scontro venuto in essere fra Storia e Mercato, tra mantenimento della prima al costo del sacrificio del secondo ed implementazione del secondo a spese della distruzione della prima, perché è prevalsa l’ultima delle due opzioni succitate? Cosa ha impedito invece la realizzazione dell’altra? La logica di quest’atto si situa nell’attuale paradigma socio-economico, oltre che nella direzione sempre più marcata verso un’omogeneizzazione del reale all’interno di un amalgama indistinto e senza forma, che tutto ingloba ed annulla (vero cui, in ogni caso, le isole di resistenza si stanno moltiplicando, facendo massa critica).

Ovverosia: un investimento che aumenti le dimensioni del libero mercato vale la distruzione di un monumento storico; un guadagno, anche minimamente più alto, proveniente dalla catena che si situa dietro al commercio internazionale, può permettere che delle tenaglie di ferro azzannino e distruggano pezzi di storia inimitabili.

Al giorno d’oggi

esisterebbero tutti i mezzi necessari affinché non soltanto la Storia sia preservata con dovizia e passione, ma anche e soprattutto che non necessariamente debba entrare in collisione con le peculiarità economiche dell’attualità. Tuttavia, l’amore per il passato ed il desiderio di coltivarlo stanno affievolendosi, e con essi tanto la Storia quanto la Bellezza: prigioniere oggi dell’utilitarismo più becero, che il Dio Mercato – cui sono concessi sacrifici, anche umani – appieno rappresenta.

Prigioniere della crematistica di aristotelica memoria, ma più attuale che mai: quella sete di denaro, di un mero strumento umano, sempre più capace di obnubilare le menti e finanche di travolgere, con la propria onda nichilistica, l’umano tentativo di eternizzazione. Passante proprio attraverso la Storia e la Bellezza.

Di Lorenzo Franzoni

Lorenzo Franzoni
Nato nel 1994 a Castiglione delle Stiviere, mantovano di origine e trentino di adozione, si è laureato dapprima in Filosofia e poi in Scienze Storiche all'Università degli Studi di Trento. Nella sua tesi ha trattato dei rapporti italo-libici e delle azioni internazionali di Gheddafi durante il primo decennio al potere del Rais di Sirte, visti e narrati dai quotidiani italiani. La passione per il giornalismo si è fortificata in questo contesto: ha un'inclinazione per le tematiche di politica interna ed estera, per le questioni culturali in generale e per la macroeconomia. Oltre che con Elzeviro.eu, collabora con il progetto editoriale Oltre la Linea dal 2018 e con InsideOver - progetto de il Giornale - dal 2019.

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