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Morale della favola: il risarcimento dei Benetton sarà “finanziato” dagli italiani

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Nonostante il giubilo dei grillini, il bilancio degli ultimi due anni è a dir poco deprimente. I Benetton non solo hanno mantenuto le concessioni per tutto questo tempo, ma ora si apprestano anche ad essere ricoperti d’oro da una società controllata dallo stato: e quindi dai contribuenti.

Nel corso degli ultimi due anni, si sono avvicendate due particolarissime figure mitologiche all’interno del dibattito politico sulla questione autostrade. La prima è quella che porta le sembianze del grande sindacato della borghesia liberista (e che risponde ai nomi di Pd e +Europa), da sempre contraria alla revoca delle concessioni ad Atlantia.

“Meglio non svegliare il can che dorme”; “sarebbe una sconfitta per lo stato di diritto”; “nazionalizzare rappresenterebbe un passo indietro”; “e le sanzioni? Mica vorrete lasciare un simile fardello alle future generazioni?”. Queste le obiezioni degli esponenti dem, zelanti come pochi ogniqualvolta l’interlocutore sia una multinazionale o un grande industriale.

La seconda creatura è quella del “grillino gioioso”. Per intenderci, quello che dopo l’accordicchio raggiunto nella trattativa notturna dell’altro ieri, non ha saputo frenare tutta una serie di autoreferenziali – e poco comprensibili – manifestazioni di giubilo; di fatto spacciando, alla stregua del cane di Mustafa, una vittoria di Pirro per la conquista della Champions League.

Il pensiero comune

Dalla parte opposta della barricata invece, risiede il pensiero di cittadini comuni, lavoratori senza santi in paradiso e osservatori non influenzati da logiche partitiche o lobbistiche. Insomma, l’opinione delle persone normali; mediamente disgustate dall’epilogo di questa tragedia moderna, perfettamente paradigmatica di tempi in cui lo stato soccombe di fronte allo strapotere dei privati.

Sono disgustate perché dalla loro prospettiva umile, ma al contempo nitidissima, hanno assistito inermi alla messa in scena di un saggio sulle disuguaglianze prodotte dal potere economico. Quasi come una trasposizione in presa diretta dell’inflazionatissima metafora coniata da George Orwell ne “La Fattoria Degli Animali”: tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.

Una società di figli e figliastri

La morale che si può dedurre dopo quasi due anni di triste soap opera è inequivocabile: se il negligente autore di un crimine aberrante è una Spa che fattura 11 miliardi l’anno, esso non può essere punito. O perlomeno, non come qualsiasi altro povero diavolo.

La conclusione è questa. Per forza. Immaginate se la cooperativa appaltatrice di una mensa scolastica, ignorando le più basilari norme igienico-sanitaria, o mancando di monitorare la scadenza dei suoi prodotti, intossicasse a morte 43 bambini. Che sorte toccherebbe ai suoi dirigenti? Ben prima di un giusto processo (e forse anche prima della pubblica gogna), vedrebbero il contratto di appalto stracciato in virtù di un grave inadempimento.

Il destino dorato dei Benetton

Al contrario, quali ripercussioni ha subito il colosso, concessionario della gestione di uno dei più importanti asset strategici del paese? Quale penitenza ha scontato la grande impresa che ha ridotto la manutenzione delle infrastrutture fino al 2,2% della cifra stabilita dal Pef (appena 33 mila euro annui per il ponte Morandi), a fronte di un aumento vertiginoso dei pedaggi e dei profitti? Quali ripercussioni ha subito, dopo che tutti questi incessanti tagli dei costi hanno causato la morte di 43 automobilisti innocenti?

Beh dopo quasi due anni detiene ancora la gestione delle arterie autostradali, ha ottenuto il rinnovo della concessione inerente gli aeroporti romani ed ha avuto persino l’ardire di minacciare un taglio di 14,5 miliardi negli investimenti infrastrutturali (come se si potesse ancora abbattere qualche costo), nel caso in cui il governo non avesse garantito il prestito da 1,2 miliardi per far fronte all’emergenza covid.

I grillini e la vittoria di Pirro

Eppure non è tutto. Dopo tutto questo tempo, si è pervenuti all’accordicchio di cui sopra. Un deprimente compromesso al ribasso, al raggiungimento del quale, tuttavia, gli esponenti grillini hanno ritenuto opportuno sbocciare champagne con le katane; figura assimilabile a chi esulta per un 18 dopo essersi presentato all’esame con ambizioni di lode. “Beh dai, in fondo non sono stato bocciato: bisogna festeggiare”.

Ma nel caso di specie c’è ben più di una bocciatura. Questo compromesso infatti, si traduce in un manifesto esemplificativo della famosa locuzione “privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite”. Un manifesto sintetizzabile con il seguente sillogismo.

– Premessa maggiore: i Benetton pagheranno 3,4 miliardi a titolo di risarcimento per il crollo del ponte Morandi.

– Premessa minore: un ente controllato dallo stato (Cassa Depositi e Prestiti) negozierà con gli stessi soggetti un accordo per rilevare le loro partecipazioni di Aspi.

– Conclusione: la società privata responsabile di una strage di innocenti rientrerà dell’esborso di cui al punto primo, grazie ad un investimento finanziato dai contribuenti.

Una punizione esemplare, non c’è che dire. Davvero sbalorditivo che qualcuno non si accodi alle manifestazioni di giubilo dei 5 stelle. Davvero sbalorditivo che qualcuno ancora si ostini a non voler comprendere quello che i grillini hanno imparato governando a braccetto con i camerieri del capitale: con “gli animali più uguali degli altri”, questo è il massimo risultato a cui si possa ambire.

 

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Di Filippo Klement

Filippo Klement
Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

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