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“Mi ravvedo sul reddito di cittadinanza”: ecco perché deve continuare ad esistere

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Bisogna fare autocritica sul reddito di cittadinanza, da chi scrive in passato criticato. Premesso che il nome di questo sussidio resta del tutto sbagliato, anche per alcuni riflessi ideologici che veicola, il reddito di cittadinanza si è rivelata una misura che ha molte ragioni di esistere.

di Paolo Desogus
Quello che preoccupava, e che preoccupa ancora, è che questo contributo diretto alle famiglie bisognose possa limitare la spesa pubblica sui servizi, la sanità e la scuola. Si tratta di un rischio concreto, ma occorre percorrerlo, soprattutto in questa fase di crisi economica e di crescita della povertà.
Inoltre, pare che il reddito di cittadinanza abbia di molto limitato quello strumento clientelare dei sussidi comunali, impiegato da sindaci e amministrazioni locali per controllare quella parte di popolazione bisognosa, spesso costretta a umilianti elemosine in comune, a code davanti agli uffici pubblici e agli studi degli assistenti sociali.

C’è poi un altro aspetto. Il reddito di cittadinanza rappresenta una misura ridistribuiva.

Non è molto e, anzi, è pochissimo rispetto a quanto occorrerebbe spostare dall’alto verso il basso. Ma per quella parte di Italia che non ce la fa e che vive talvolta oltre il confine della miseria può essere tanto, tantissimo.
Ecco perché a questo proposito sembrano davvero inutili e un tantino squallide le critiche che arrivano da destra (PD incluso, ovviamente), secondo cui il reddito di cittadinanza spingerebbe molti potenziali lavoratori a non cercare un impiego.
Quel che è certo è che molti di loro rifiuteranno quegli stipendi da fame che imprenditori e cooperative spesso offrono in cambio di mansioni faticose e senza tutele.
L’abolizione del reddito di cittadinanza fa bene solo al grande capitale
Il grande problema dell’Italia, checché ne dica Bonomi, che dirige un’associazione che di elargizioni da parte dello Stato ne ha ricevute in misura spropositata, riguarda i bassi salari. Gli italiani sono pagati poco. L’abolizione del reddito di cittadinanza fa comodo a chi vuole che questi salari restino bassi alimentando una guerra fra poveri da cui trae vantaggio solo il grande capitale.

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