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Manovra: Tria al bivio tra fedeltà a Bruxelles e difesa della poltrona

Leggiamo sulle pagine de la Repubblica che Tria avrebbe già deciso i saldi della Legge Finanziaria del 2020. Per quanto riguarda il rapporto deficit/pil la linea rossa sarebbe l’1,8%.

di Giuseppe Masala

Dunque siamo ad un ulteriore abbassamento rispetto a quel 2,04% concordato a preventivo con la Commissione Europea e che a consuntivo si trasformerà in un 1,9%.
Dunque Tria avrebbe deciso di dare un’ulteriore stretta fiscale? No, assolutamente.

Tria furbescamente

(e correttamente) ritiene che i tassi d’interesse continueranno ad essere bassi garantendo quei margini di bilancio dei quali abbiamo beneficiato anche quest’anno. In definitiva il nostro Ministro del Tesoro conta di salvare i cavoli della Commissione Europea (che vuole austerità) e la Capra della maggioranza di Governo (che vuole più spesa) grazie al beneficio dell’abbassamento dei tassi d’interesse nei Mercati Finanziari.

Il problema è che questa può essere considerata una strategia buona nel breve periodo che consente di vivacchiare senza però guardare alla situazione sistemica.

Proviamo a spiegarmi meglio andando per punti:

1) Il crollo dei tassi d’interesse europei genera sì spazi di bilancio importanti anche per l’Italia ma è una situazione gravemente patologica che ha anche effetti negativi quali per esempio la riduzione dei margini delle banche o le perdite dei fondi finanziari di vario tipo esistenti; non ultimi i fondi pensione. Questo in un sistema finanziario già gravemente debilitato potrebbe avere effetti negativi molto gravi.

2) La guerra commerciale tra Cina e Usa potrebbe presto estendersi all’Europa anche con l’imposizione di dazi americani sulle automobili europee. Cosa che manderebbe in recessione l’intera Europa.

3) Europa che peraltro attende la Brexit che porterà altri gravi scompensi sull’export europeo.

La visione di Tria

se si guarda a quanto sopra elencato appare ragionieristica e dal fiato corto. Non affronta nessuno dei nodi fondamentali e si limita a dare un altro calcio al barattolo consentendo di tirare a campare per un altro anno.

Occorre una svolta. Serve un ministro che abbia una visione sistemica e che non si limiti a fare il compitino. Questo vuol dire che serve un uomo che abbia prestigio internazionale tale da poter far ragionare i tedeschi e farli desistere dalla loro strategia suicida (come intendono salvare il loro sistema finanziario con i tassi spaventosamente negativi? Come intendono evitare il crollo del loro sistema industriale a causa dei dazi se continuano a comprimere la domanda interna?). Per fare questo serve un ministro che possa spezzare l’asse franco-tedesco in sede di Ecofin e che porti la Francia su posizioni ragionevoli.

 

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