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Macron è il nemico dell’Italia

Compare quotidianamente il faccione snob di Emmanuel Macron nelle televisioni italiane e sui principali giornali.

Con quella smorfia un po’ schifata tipica di chi guarda abitualmente dall’alto in basso chiunque non abbia un reddito equivalente al suo, il Presidente francese utilizza qualsiasi tipo epiteto dispregiativo contro l’Italia e il suo popolo.

Italia cinica e populisti come lebbra

L’inquilino dell’Eliseo aveva esordito una decina di giorni fa descrivendo come “cinico” l’atteggiamento “di chi respingeva i migranti”. Come in tutte le successive occasioni, Macron non ha mai chiamato in causa in maniera esplicita l’Italia, ma il riferimento al Belpaese è ovvio. Accusa rispedita al mittente dall’esecutivo italiano, ma non smentita da Macron, nonostante l’imminente vertice bilaterale tra Francia e Italia.

Al Presidente francese fu fatto giustamente notare come l’interpretazione transalpina in materia securitaria e migratoria fosse stata nell’ultimo periodo ben più “cinica” rispetto a quella italiana. All’incontro con Giuseppe Conte, Macron è stato però un agnellino. Tutto rientrato quindi? Macchè.

Francia e Germania hanno poi preparato una bozza di accordo europeo che avrebbe previsto un enorme carico per l’Italia in materia migratoria (in quanto Paese di primo transito). Il governo italiano a muso duro ha minacciato di disertare il vertice europeo. Angela Merkel fa dunque dietrofront e nel suo incontro con il Premier Conte rivela che quella bozza precedente è stata già accantonata e che Berlino è pronta ad accettare un’eventuale proposta italiana. Come un bambino cui si nega la gita alle giostre, Macron sbatte i piedi e strilla contro mamma Merkel che gli ha impedito di stritolare il suo pupazzetto preferito, cioè l’Italia. “Populisti in Europa come la lebbra”, frigna il tanto enfant e poco prodige.

(Il discorso originale in cui Macron descrive i populisti come “lebbra”)

Il cambio di passo di Roma fa andare in bestia l’enfant dell’Eliseo

Fino ad arrivare allo scontro odierno, in cui il Presidente francese minaccia “sanzioni” per chi rifiuta l’apertura dei porti alle navi cariche di emigranti e l’esecutivo italiano che a tono risponde a Macron di tacersi una volta per tutte. Il bambino dell’Eliseo è in totale crisi perché si è reso amaramente conto che i bei tempi di Ventimiglia e Bardonecchia sono finiti. A Roma non c’è più infatti un interlocutore a capo chino, pronto ad

Migranti cercano di raggiungere la Francia: Verranno respinti dalla polizia di Macron

accettare qualsiasi umiliazione senza batter ciglio, compresa l’invasione con forze di sicurezza straniere del territorio italiano.

Sotto il Governo Gentiloni lo scontro istituzionale con la Francia, nel corso di quelle operazioni del tutto contrarie al diritto internazionale, si era risolto con una convocazione dell’Ambasciatore francese, risoltasi probabilmente in tarallucci e vino. La gestione della res politica italiana è leggermente cambiata e se è difficile capire se ciò sia un bene o un male per gli italiani, ciò che è certo è che il nuovo atteggiamento di Roma è un male per i francesi, o almeno per il suo Presidente bambino.

Il piano di Jacques Attali contro la “plebaglia europea”

Occorre infatti ricordare che Macron si trova all’Eliseo per un compito ben preciso. Supportare gli interessi della finanza franco tedesca contro i “populisti” e per dare il colpo di grazia all’industria italiana. Macron non è infatti un prodotto del consenso elettorale francese, ma un oggetto creato dal nulla per contrastare quella che appariva come una vittoria scontata del Front National di Marine Le Pen. Fu l’eurocrate Jacques Attali a presentare Emmanuel Macron all’ex Presidente Hollande favorendone l’ingresso nelle stanze che contano della politica francese. E sempre grazie a Jacques Attali, Macron potè così fondare nel novembre 2016 il nuovo partito en Marche! Giusto pochi mesi prima delle elezioni.

“E cosa credeva la plebaglia europea? Che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità?”

è una delle tante frasi dette da Attali. Ecco che Macron entrava trionfante all’Eliseo nell’aprile del 2017 convinto di poter dare l’accelerata finale all’Europa della finanza insieme ad Angela Merkel, coronando così la sua carriera di

Jacques Attali, il vero creatore di Macron

banchiere. Non aveva però calcolato la crisi politica tedesca e la conseguente debolezza della Cancelliera. Non aveva calcolato Donald Trump. Non aveva calcolato la fine dei partiti tradizionali e conservatori in Italia. Macron, idolatrato dalla carta stampata italiana come il Corriere della Sera e il Foglio, è stato in realtà un povero inetto dilettante della politica che poco ha compreso di ciò che era in atto nel Vecchio Continente. Per questo, oggi, assiso sul suo seggiolone batte i pugni frignando. Finora non ha conseguito nessun successo, se non la macelleria sociale che sta per prendere avvio nel suo Paese.

di Gabriele Tebaldi

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