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Macron è lo sconfitto del vertice sulla Libia

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Al termine della Conferenza di Palermo sulla Libia, il Presidente francese Emmanuel Macron è lo sconfitto per eccellenza di questa complicata partita.

Tra esternazioni sopra le righe, un costante calo dei consensi interno e le iniziative del Governo italiano, l’inquilino dell’Eliseo è caduto in una crisi di nervi. Ed è soprattutto il nuovo corso della politica italiana ad aver chiuso la strada e le ambizioni dell’ormai ex enfant prodige.

Da Gentiloni a Conte, il cambio di rotta italiano sulla Libia

Fin dal suo insediamento, infatti, il Governo Conte, ponendo il contenimento dell’immigrazione come priorità dell’agenda politica, si è dovuto inevitabilmente rapportare con il problema della stabilizzazione libica. Compito non semplice se si considerano i sette anni trascorsi dalla destituzione e successiva uccisione di Gheddafi, periodo in cui caos, settarismo tribale e Daesh hanno messo a nudo l’inesistenza di un piano di ricostruzione politica condiviso per il post 2011.

Interventi politici di basso profilo per soluzioni “alla giornata” hanno caratterizzato le agende diplomatiche dei Paesi europei implicati, tra cui l’Italia. Così l’esecutivo italiano insediatosi a giugno ha ereditato un’agenda piuttosto frammentata sulla Libia, dove lo stesso interlocutore scelto, Al Serraj, ha subito rivelato la sua inconsistenza politica. In questo complicato scenario, la Francia è stata sicuramente il più abile tra i Paesi implicati a ritagliarsi un ruolo di primo piano. Con la destituzione di Gheddafi l’Eliseo aveva infatti messo la parola fine a qualsiasi velleità di egemonia petrolifera italiana. Inoltre il nuovo Presidente Macron, a differenza dei Governi Renzi e Gentiloni, aveva scelto il “cavallo” giusto, ovvero il Generale Khalifa Haftar.

Haftar presente a Palermo cancella i sogni di gloria francesi

Macron si era  così preparato il suo scacco matto finale con la proposta di indire elezioni in Libia prima della fine dell’anno. Velocizzando il processo elettorale libico, in un momento in cui le milizie di Haftar hanno ripreso in mano le armi, avrebbe portato inevitabilmente ad un ulteriore periodo di instabilità, con maggiore influenza sul Paese delle milizie. Una manna dal cielo per gli interessi petroliferi francesi.

I nuovi piani del Governo Conte hanno però destato Macron dai suoi sogni di gloria. Alla Conferenza di Palermo hanno partecipato non solo il Generale Haftar e il Presidente Al Serraj, ma anche Al Meshri, presidente del governo di Accordo nazionale, e Aghila Saleh, presidente dell’Alto Consiglio di Stato libico. Le quattro personalità politiche più influenti in Libia per chiudere il cerchio e chiudere le ambizioni francesi all’angolo.

L’obiettivo italiano è quello di far rispettare la road map tracciata dalle Nazioni Unite che prevede una prima assemblea nazionale tra i vertici libici nel 2019 e, solo successivamente, le elezioni. Una simile sconfitta arrivata poco prima di passare il traguardo è per Macron un colpo bassissimo, che si aggiunge ad una lunga serie di batoste prese nell’ultimo periodo.

Il Presidente Giuseppe Conte con il Generale Khalifa Haftar a Palermo

Tutte le sconfitte di Macron in patria

La perdita della Libia si va così a sommare al progressivo calo di consensi interno subito dal Presidente francese. La piazza e i sindacati sono i veri nemici di Macron e solo lo scorso 10 ottobre più di 160mila persone manifestavano nelle principali città francesi. Non solo. Sono previste per il prossimo 17 novembre nutrite manifestazioni contro il rincaro della benzina annunciato per il 2019. Fuori dai confini nazionali non va molto meglio. Con la fine dell’era Merkel e la sconfitta elettorale del Partito Democratico in Italia, Macron non ha più alleati in Europa. Così in solitudine si appresta ad affrontare le prossime europee che, probabilmente, faranno uscire di scena anche i suoi ultimi simpatizzanti rimasti in Commissione.

Una serie di eventi negativi che hanno portato quello che un tempo era definito enfant prodige sull’orlo di una crisi di nervi. Impegni istituzionali annullati e qualche giorno di riflessione per ripartire. Una ricetta che però non pare aver portato in risultati sperati. In una recente goffa uscita Macron ha infatti auspicato la necessità di creare un esercito europeo che difenda il continente dalle minacce di alcuni Paesi, tra cui, incredibilmente, ha inserito gli “Stati Uniti”. Una frase arrivata subito alle orecchie della Casa Bianca e rispedita al mittente con un tweet di Donald Trump. Goffa l’uscita così come goffe sono state le successive scuse francesi. Durante la recente visita di Trump all’Eliseo, Macron, a capo chino, si è scusato con il tycoon, spiegando che la sua affermazione era rivolta al cyberspazio e non alla sicurezza militare. Insomma, all’anniversario della fine della Grande Guerra, il leader francese si appresta a celebrare una sconfitta su tutti i fronti.

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Di Gabriele Tebaldi

Gabriele Tebaldi
Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

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