Home / Affari di Palazzo / L’opera di negazione degli europeisti

L’opera di negazione degli europeisti

L'ingresso della sede della Banca Europea per gli Investimenti

La fedeltà dei filoeuropeisti verso l’UE ha assunto dei connotati dogmatici, i quali impediscono ogni tipo di approccio critico: come dimostra la recente polemica sulla Banca Europea per gli investimenti.

Se da una parte la narrazione corrente è solita parlare di euroscettici, dall’altra sarebbe appropriato ribattezzare gli europeisti -o filoeuropeisti- con una definizione che rispecchi maggiormente il loro orientamento: quella di euroacritici. Sì, perché tutta la canea di fedeli della bandiera a dodici stelle nutre una riverenza ed un’adorazione verso l’istituzione sovranazionale del vecchio continente, dal retrogusto messianico; oppure, per attenersi all’epoca della laicizzazione forzata, dal retrogusto scientifico.

Per costoro la comunità nata nel ‘57 (poi diventata Unione nel ‘93, in seguito all’entrata in vigore del Trattato di Maastricht) è indiscutibile, alla stregua della forza di gravità o della rotazione della terra. Come se fosse esistita sin dai tempi del brodo primordiale o come se si trattasse di un postulato fisico irrinunciabile, senza il quale il pianeta crollerebbe su sé stesso.

Annebbiati dal coinvolgimento emotivo

E’ naturalmente superfluo sottolineare come l’UE si rivelerà essere una delle tante entità sovranazionali che hanno caratterizzato le epoche storiche ed esattamente come il Sacro Romano Impero, l’Impero napoleonico o l’Unione delle Repubbliche Sovietiche, prima o poi capitolerà, lasciando spazio ad un altro modello. Con buona pace della brigata Bonino, magari un modello incentrato sul ripristino degli stati nazionali e sovrani.

D’altro canto è decisamente meno scontato che gli euroacritici di cui sopra, siano al corrente di queste fisiologiche oscillazioni della storia. Non a caso in questi soggetti, si possono riscontrare le derive tipiche degli eccessi d’amore o di fiducia; quelle che ciascuno di noi ha ravvisato almeno una volta nella vita, nei confronti di chi, in preda al proprio coinvolgimento emotivo, non riusciva più ad essere obiettivo nel giudizio su una fidanzata, un parente, una squadra di calcio o un partito politico.

La difesa oltranzista

Emma Bonino, senza alcun dubbio l’esponente più integralista nel panorama europeista italiano

E’ esattamente quanto sta accadendo agli euroacritici: anche di fronte ai disastri o alle incongruenze più lampanti, le analisi assomigliano più ad arringhe difensive che non a prese di coscienza circa le criticità di un modello in evidente crisi. La Troika spreme la Grecia per quasi 10 anni con politiche di austerità che accrescono le difficoltà di accesso ad alimenti e farmaci, aumentano la mortalità infantile e costringono a dimezzare il corpo di vigili del fuoco e protezione civile, senza il quale non si riesce a domare incendi che provocano morte e distruzione in tutta l’Attica? E’ un miracolo di pianificazione economica che ha salvato il paese!

Ma ci sono anche esempi attinenti alla situazione del nostro paese. L’Italia (al netto della strumentalizzazione propagandistica di Salvini) opera delle restrizioni nei confronti delle ONG, dopo che altri stati membri non hanno adempiuto ai loro compiti di redistribuzione dei migranti e, in alcuni casi, hanno sigillato le frontiere in aperta violazione degli accordi di Schengen? Siamo un paese irresponsabile e l’Europa fa bene a rimproverarci! E ancora: dopo anni di menefreghismo totale da parte di Spagna, Francia e Portogallo, un governo inviso ai vertici comunitari vara il secondo rapporto deficit/PIL più basso degli ultimi 10 anni ed ampiamente sotto la soglia del 3%? Governo di incompetenti e scellerati, l’Europa prenda posizione!

L’intervento di Borghi sui fondi della BEI

Il Presidente della Commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi

L’ennesimo capitolo di questa difesa oltranzista degli euroacritici, ha dato modo di evidenziare un’altra stortura nel sistema che regola questo gigante dai piedi d’argilla. In un’intervista rilasciata ieri a SkyTg 24, il conduttore del programma -con tono lievemente contrariato-  ha chiesto a Claudio Borghi per quale motivo il Ministro dell’ambiente Costa, con tutti gli interventi che servono, rinunci ad 800 milioni di fondi europei che potremmo ricevere attraverso la Banca Europea per gli Investimenti.

Domanda alla quale il presidente della Commissione bilancio della Camera ha risposto senza esitazione, mettendo a nudo un paradosso logico macroscopico

La banca europea per gli Investimenti vorrebbe che noi praticamente facessimo un mutuo con loro all’interesse dello 0,67, quando le condizioni normali per il finanziamento della BCE delle banche sono 0 o sotto 0… già trovo abbastanza umiliante il fatto che uno stato debba fare un mutuo per avere la propria valuta corrente, ma soprattutto bisogna considerare che questi finanziamenti sono debito. Qui mi sembra che da una parte ce la si prende con uno stato perché fa debito e poi si dice “fattelo con la BEI”… e oltretutto è un’istituzione europea che è anche nostra e che si mantiene con fondi che noi versiamo all’Unione Euopea. E’ incredibile: noi versiamo gratis dei soldi all’UE che ce li presta con gli interessi e poi abbiamo anche qualcuno che ce l’ha con noi perché non li prendiamo.

Inutile specificare chi sia quel qualcuno.

Di Filippo Klement

Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

Cerca ancora

I contributi pubblici come argine alla prostituzione intellettuale

Il botta e risposta tra 5 stelle ed universo mediatico offre lo spunto per riflettere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

undici + quindici =