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Lo Spygate e la colpevole confusione dei media italiani

Davvero sconcertante la copertura dei giornali mainstream italiani sulla visita ufficiale di William Barr in Italia. Intanto non spiegano la sostanza delle cose, poi fanno volutamente confusione giochicchiando sui nomi: parlano genericamente di “inchiesta sul RussiaGate” ormai un termine chiaramente fuorviante e mistificatorio.

di Giuseppe Masala

Infatti il RussiaGate è l’inchiesta che i democratici hanno preteso su Trump e sul quale investigò il Procuratore Mueller e che partiva dall’ipotesi che Trump fosse stato aiutato a vincere le elezioni grazie allo stato russo e ai suoi servizi che avrebbero – nell’ipotesi – hackerato le mail dello staff di Hillary Clinton finendo su Wikileaks e devastando l’immagine della Clinton. Ecco, questa inchiesta si è conclusa con un nulla di fatto: non c’è stata collusione tra Trump e i russi.

Poi c’è quello che in Usa chiamano SpyGate

ovverosia l’inchiesta che sta portando avanti il General Attorney William Barr e il procuratore Duhram e dove l’ipotesi investigativa è la seguente: i servizi di Paesi alleati (Australia, Gran Bretagna e Italia) avrebbero costruito false prove per incastrare Trump e provare che questo fosse aiutato dalla Russia nella campagna elettorale che lo ha portato alla Casa Bianca.
Poi infine, in Italia c’è un altro RussiaGate sui presunti finanziamenti illeciti russi alla Lega. Che ovviamente con le prime due non c’entra assolutamente nulla.

Ecco, la stampa italiana fa un enorme caos (secondo me volutamente) tra RussiaGate (quello contro Trump su cui ha indagato il Procuratore Mueller), SpyGate (quello su cui indaga William Barr) e il LegaRussiaGate che non c’entra una mazza. Semplicemente la nostra stampa chiama RussiaGate tutte e tre le inchieste con il risultato di mistificare.

Un altro aspetto interessante

è la descrizione data in Italia dell’Attorney General parificandolo al nostro Ministro della Giustizia. Ecco, l’Attorney General è qualcosa di più di una figura politica adibita al compito di organizzare la Giustizia ma che non ha alcun titolo per indagare ed entrare nel merito delle inchieste. Questa figura, tipica dei sistemi di Common Law (come quello USA o UK), ha tra i suoi compiti di indagare e di nominare Procuratori Speciali sui reati che hanno a che fare con la Pubblica Amministrazione, con il Potere.

Ecco, William Barr non è venuto qui ad orientare politicamente un inchiesta a vantaggio del suo Presidente, ma nella sua qualità di giudice inquirente sui reati della pubblica amministrazione del suo Paese. Il che è ben diverso, peraltro è venuto con il Procuratore Speciale Duhram che indaga proprio su questa storia. Tutte cose queste che i nostri giornali si guardano bene dallo specificare con il chiaro obbiettivo di creare confusione nel lettore. Ma perché?

Perchè lo SpyGate è uno scandalo

di proporzioni mai viste che qualora fosse provato in giudizio porterebbe ad un enorme terremoto anche in Italia. E del resto come definire il tentativo di incastrare un Presidente degli USA da parte di servizi segreti stranieri e alleati come quello italiano?

Peraltro in questo enorme guazzabuglio informativo sui giornali USA vengono fatti nomi e cognomi dei protagonisti italiani su cui William Barr e i suoi procuratori stanno di fatto indagando: da Renzi a Gentiloni, passando per la Pinotti e per Minniti, finendola con giudici (per esempio Altomonte, peraltro sotto indagine a Perugia per reato connesso, ovvero per aver sbattuto in galera i fratelli Occhionero che dovevano fungere da capro espiatorio da dare in pasto agli americani nelle more della destituzione di Trump). Insomma, una spy story in piena regola ma assolutamente comprensibile se letta sui giornali e siti USA, mentre diventa un caos senza senso se letto sui giornali italiani che tentano di coprire gli amici facendo ammuina e generando confusione.

L’ex premier Paolo Gentiloni in compagnia di Hillary Clinton

 

Per il resto, vedremo come andrà a finire, ovvero se gli USA decideranno di metterci un pietrone sopra per superiori ragioni di Stato (preservare le alleanze con i Paesi coinvolti tra i quali il nostro) e se scoppierà un casino spaziale.

Di Lorenzo Franzoni

Lorenzo Franzoni
Nato nel 1994 a Castiglione delle Stiviere, mantovano di origine e trentino di adozione, si è laureato dapprima in Filosofia e poi in Scienze Storiche all'Università degli Studi di Trento. Nella sua tesi ha trattato dei rapporti italo-libici e delle azioni internazionali di Gheddafi durante il primo decennio al potere del Rais di Sirte, visti e narrati dai quotidiani italiani. La passione per il giornalismo si è fortificata in questo contesto: ha un'inclinazione per le tematiche di politica interna ed estera, per le questioni culturali in generale e per la macroeconomia. Oltre che con Elzeviro.eu, collabora con il progetto editoriale Oltre la Linea dal 2018 e con InsideOver - progetto de il Giornale - dal 2019.

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