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Le capacità funamboliche di Conte nella politica italiana

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Sulle elezioni in Umbria c’è talmente tanto da dire che è meglio non dire e far decantare. Rimango su Giuseppe Conte, perché certe cose le penso e scrivo da parecchio.

Autore: Giuseppe Masala

È una persona molto ambigua e molto scaltra. Lo dimostrò quando, nella genesi della crisi ferragostana del suo primo governo, fece un discorso tutto politico che non gli competeva. Tagliò i ponti tra Lega e M5S (o per meglio dire tra Di Maio e Salvini), esulando totalmente dal perimetro delle sue competenze.

Lui aveva il diritto di dire che non c’erano più le condizioni per proseguire e poteva dimettersi ma non aveva il diritto di troncare i rapporti tra due partiti senza essere iscritto in nessuno dei due e senza esserne il leader. Né tanto meno aveva il diritto di orientare il M5S verso un’alleanza con il PD. Operazione a lungo pianificata – parere mio – facendo cordate e alleanze all’interno del M5S e mettendo sotto scacco Di Maio.

Poi si è capito bene chi era. Antropologicamente del PD e fino a lì poco male, non è una colpa in sé.

Ma il fatto è che è uscita una certa organicità con l’apparato di quel partito: dal suo Maestro Alpa, che beatamente ha dichiarato che fu proprio Conte a fargli conoscere Renzi. Conoscenza che gli ha certamente reso, visto che da Renzi è stato sistemato presso il CdA di Finmeccanica. Non solo, ora la storia della consulenza legale ad un fondo della Santa Sede. Lasciamo perdere il contesto temporale – che però non è irrilevante -, esce fuori una certa contiguità con quel mondo degli affari, molto molto romano, molto molto contiguo con la politica.

Ecco, senza voler lanciare accuse che non mi competono e di cui francamente non mi frega nulla, un simile excursus attesta inoppugnabilmente che il Professor Conte con il M5S non c’entra nulla. E che anzi è dotato di notevoli capacità funanboliche per riuscire a fare il PdC scelto dal M5S essendo antropologicamente all’opposto di questo. Complimenti a lui per le sue doti camaleontiche che lo pongono a livello di Zelig (mi riferisco al film di Woody Allen, non al programma satirico della TV).

Ora però queste sue doti da equilibrista, sommate alla sua smisurata ambizione,

rischiano di regalargli una responsabilità storica: quella di consegnare a furor di popolo l’Italia ad una coalizione di destra-destra che non è il massimo della vita. E stiano attenti perché per disinnescare questo scenario non basta più manco la legge elettorale proporzionale: se Lega e FdI sono quasi al 50% in Umbria, figuriamoci da altre parti.

E cosa ci si poteva aspettare con quella finanziaria folle che può fare contenta solo la Baronessa von der Leyen e l’ebete Dombrovski? È chiaro che se Gualtieri suona la sferza tedesca sulla schiena del Povero Cristo, mentre gli canta “bela sciao”, quello vota dall’altra parte. Voterebbe anche Gengis Kan pur di levarseli di torno.

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