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Le alluvioni a Milano e Palermo sono colpa della burocrazia italiana

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Le alluvioni abbattutesi su Palermo e Milano hanno messo nuovamente in luce un atavico problema del nostro paese, rimasto irrisolto a causa della esasperata burocrazia: il dissesto idrogeologico.

Pochi giorni fa le città di Palermo e Milano – così come le zone limitrofe – sono state vittima di forti alluvioni, che hanno causato non pochi disagi.

In Lombardia, i fiumi Lambro e Seveso hanno innalzato il proprio livello di tre metri in meno di mezz’ora, la forte grandine ha danneggiato molti veicoli e le strade si sono inondate di acqua. Questo ha ovviamente causato diversi incidenti stradali e il blocco quasi totale dei mezzi di trasporto.

Un dramma simile si è consumato a Palermo e nei suoi paesi di provincia, che sono stati letteralmente sommersi da pesantissimi temporali. Basta fare una rapida ricerca sul web per rendersi conto della tragedia: macchine completamente affondate dall’acqua e automobilisti che nuotavano in mezzo alle strade per raggiungere le carreggiate. E ancora ad oggi, diverse persone risultano disperse.

Questione di idrogeologia

La problematica idrogeologica in Italia non è affatto una novità. L’ultimo rapporto condotto dall’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale ha presentato dati a dir poco preoccupanti: ben il 91% dei comuni italiani sono a rischio ed oltre 3 milioni di nuclei familiari risiedono in queste aree ad alta vulnerabilità. Complessivamente, il 16,6% del territorio nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni.

La fragilità del suolo è qualcosa di cui soffrono molti paesi ma in Italia si tratta di una questione particolarmente grave poiché non solo manca il capitale per prevenire i disastri ambientali ma, soprattutto, nel nostro sistema vi è un esubero di burocrazia che rallenta i tempi e rende quasi del tutto sterili anche i pochi investimenti che vengono fatti.

Secondo le stime della Corte dei Conti, per rendere il paese sicuro nell’affrontare frane ed alluvioni, bisognerebbe stanziare 23 miliardi di euro. Fantascienza per noi.
Dal 2014 lo Stato, insieme a Regioni ed enti locali, è riuscito a raggiungere a mala pena 11 miliardi. Per di più, la somma raccolta non è neanche stata impiegata come avrebbero dovuto: da allora sono stati avviati cantieri solamente per un valore di 1,5 miliardi di euro.

Le parole di Costa

Insomma, siamo senza soldi e, quei pochi che abbiamo, non sappiamo neanche sfruttarli. E’ stato lo stesso Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente, a confermare questa tesi in una recente intervista:

“I soldi ci sono. Ma restano in cassa. (…) L’urgenza di mettere in sicurezza il territorio è diventata una necessità e se i cantieri restano chiusi è a causa di pastoie burocratiche alle quali stiamo ponendo rimedio”.

Burocrazia, vecchia “amica”

L’Italia ha la peggiore burocrazia di tutta Europa. E’ un dato di fatto ormai, non servono le statistiche dell’ Ocse per capirlo. Solamente la Grecia può superarci in questo, ed è tutto dire.

La crisi sanitaria che ci ha colpito in questi mesi ha messo ancora più in evidenza questa problematica, eppure nessuno sembra intenzionato a proporre delle riforme concrete, che risolvano – o per lo meno migliorino- la situazione. La burocrazia è un qualcosa che è nato appositamente per tutelare i cittadini, non per danneggiarli.

Il nostro è un apparato mastodontico che si trascina da decenni, imbrigliando le imprese e scoraggiando gli investimenti. Una zavorra che diventa sempre più insostenibile, soprattutto quando si ripresentano conseguenze così drammatiche come quelle recentemente vissute a Milano e Palermo.

In questo caso si tratta di veri e propri danni concreti che si riversano sui cittadini, che mettono in pericolo la loro stessa vita. Non stiamo parlando di speculazioni e teorie opinabili, stiamo parlando di dati di fatto che, nero su bianco, rappresentano un campanello d’allarme non più ignorabile.

Se vogliamo dare una svolta a questo paese, uscire dalla crisi in cui siamo incappati o per lo meno garantire più sicurezza alla cittadinanza, non servono moduli da riempire e domande da compilare, ma aiuti economici concreti e interventi rapidi e tangibili. Quanti altri disastri ambientali e crisi economico-sanitarie serviranno per capirlo?

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Di Redazione Elzeviro.eu

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