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L’abiura di Salvini: «via il Nord dal simbolo»

Ma non è una sorpresa.

Si approssimano le elezioni del Parlamento del nostro paese, dopo anni di instabilità politica a seguito del risultato elettorale che ha definito la Diciassettesima legislatura. Questa è stata caratterizzata dall’avvicendarsi di diversi premier a causa del seguitare, dopo la Sedicesima, di colpi di mano di discutibile ratio da parte del Quirinale, ancor prima che di dubbia costituzionalità.

Con l’avvicinamento della data fatidica, nella primavera dell’anno venturo, si vanno moltiplicando le bislaccherie per ottenere più voti possibili. L’ultima, in ordine cronologico, è imputabile a Matteo Salvini. La boutade del ruspante segretario della “Lega Nord per l’indipendenza della Padania”, partito che nel simbolo reca la dicitura “Lega Nord” e la scritta “Padania” è quella di togliere dal simbolo la parola “Nord”.

Nella trasmissione televisiva “Piazza Pulita”, in onda su “La 7”, ha Salvini ha affermato: «Alle elezioni, non so quando saranno, a febbraio o a marzo, ci sarà la Lega, punto, in tutta Italia». Corrado Formigli, tra il perplesso e l’esaltato per la notizia in diretta che gli affibbierà senz’altro uno sguardo bonario da Cairo in persona, però, è obbligato a chiedere spiegazioni. Il conduttore vuole proprio la conferma definitiva circa l’eliminazione dal simbolo della parola Nord nelle elezioni politiche di fine inverno/inizio primavera. Salvini ha dunque spazzato via ogni dubbio: «Scusate, secondo voi io vado a Taranto con Lega Nord? Noi siamo concreti, io faccio politica per provare a far stare meglio la gente a Vicenza come a Lampedusa. Non mi attacco all’avverbio».

Innanzitutto preme specificare come Nord sia un sostantivo nella lingua italiana (forse pure in quella padana?), e non un avverbio. Le lacune grammaticali del “capitano”, sono tristemente note. Il contenuto della dichiarazione appare invece di una portata storica non facilmente minimizzabile dall’assenteista deputato europeo.

Via il “Nord” alle elezioni? Più gattopardesco di questo gesto, per un militante che abbia aderito al movimento tempo addietro, ci possono essere solo i cambi di cadrega di Razzi e Scilipoti. Quanti, fra coloro che hanno intonato con trasporto cori di autonomia, indipendenza e secessione del Nord Italia, ora si sentono rappresentati da un movimento che propugna l’esatto opposto rispetto a quello che è origine e fondamento dello stesso? Un movimento che, si ricorda, ha dichiarato una vera secessione, ancorché da operetta. Un altro slogan già inserito nel simbolo leghista (questa volta al posto della parola Padania, o del nome “Salvini” è stato, per un periodo, “Basta Euro”, ma le posizioni sull’euro, come abbiamo già detto, si sono ammorbidite di molto, ammettendo l’impossibilità della fuoriuscita dalla moneta pubblica per l’Italia.

E’ vero che la politica è l’arte del compromesso: per una manciata di voti, oggi, è diventata l’arte dell’abiura.

Di Federico Altea

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